Mi accingo
a scrivere questo articolo, anche per dare qualche
suggerimento a chi si vuole cimentare nell'esercizio
sicuramente non facile della composizione. Non un
discorso completamente organico, o forse qualcosa
di simile, ma anche singoli pensieri che possono
essere raccolti singolarmente.
Una delle prime domande che possono
attraversare la nostra mente, nel momento in cui
vogliamo scrivere qualcosa, anche se è certamente
una domanda banale, è "perchè"?
Si, che senso ha scrivere musica al pianoforte dopo
che in due secoli ogni cosa è stata detta,
con che ardire si può pensare che la nostra
a noi apparente geniale intuizione in una composizione
non sia celata in una delle migliaia di pagine già
scritte, magari ad opera di uno sconosciuto compositore
che ha pensato la stessa cosa probabilmente molti
anni prima di noi? Tante volte me lo sono chiesto,
e vi assicuro che un paio di volte ho sentito delle
composizioni che avevano delle somiglianze con le
mie, scritte ovviamente dopo, ma data la quasi certa
impossibilità del plagio non mi era rimasto
che il senso di stupore e il dover ammettere che
le coincidenze in musica sono meno rare di quanto
si possa pensare. E non è difficile che esista
somiglianza tra qualcosa di mio ed altri pezzi scritti
da altri senza che io sappia ne quando nè
dove. Ma se esiste una creatività, non si
ferma di fronte a questi pensieri, bisogna avere
il coraggio di osare.
Io vengo da una scuola che ritengo essere
la migliore, quella che parte prima di tutto dall'ascolto
e successivamente dall'uso della ragione. Lo studio
della composizione a tavolino, l'analisi metodica
delle pagine più importanti scritte dai vari
compositori, lo studio dell'arrangiamento specifico
sul pianoforte e dei generi musicali più
moderni porta sicuramente ad una capacità
di sapersi muovere all'interno della materia, ma
questo specialmente nella padronanza della forma
piuttosto che nel saper cogliere una vera intuizione
che provenga dal subconscio musicale, quel meccanismo
che entra in gioco quando si suona e ci si abbandona
alla propria ispirazione, ci si lascia guidare piuttosto
che essere i "conduttori" dell'idea. A
volte anche lo sbaglio, l'uscire dai propri movimenti
abituali (e per movimenti intendo le progressioni
armoniche o le zone della tastiera che si preferisce
usare), dimenticare le regole armoniche convenzionali,
sono fonte di ispirazione e aiutano a scoprire qualcosa
di nuovo, che era proprio dietro l'angolo ma non
avevamo mai notato.
Io credo che la cultura musicale, la
capacità di ascoltare, sia il patrimonio
più importante per chi compone. Ascoltare
e capire, che non deve significare necessariamente
avere il cosiddetto orecchio assoluto, ma comprendere
il linguaggio musicale per carpirne il segreto.
E' un meccanismo che progredisce nel tempo parallelamente
all'evolversi dei nostri gusti musicali, e che si
affina ulteriormente guando ci risulta chiara la
direzione musicale che intendiamo intraprendere.
Ma per comporre in questo modo bisogna fin dal principio
dell'approccio con lo strumento riservare un doveroso
periodo giornaliero all'esercitarsi liberi dai vincoli
dello spartito, e magari, quando se ne acquisisce
la capacità, il ripetere determinati brani,
cimentandosi nella trascrizione. L'orecchio musicale
è certamente un dono di natura, ma si può
anche allenare, come per ogni aspetto che concerne
l'essere umano.
Esiste una scuola di pensiero che sostiene
che più che altro si suona per se stessi,
e quindi anche si compone per se stessi. Personalmente
la maggior parte delle mie composizioni non sono
ancora registrate, sono nella mia testa e sono -
per il momento - un mio patrimonio personale. Ma
niente gratifica di più del regalare emozioni
alle persone, per cui ritengo che la vera missione
di chi scrive musica sia trasmettere emozioni agli
altri. Quando sento qualche commento positivo sulla
mia musica, quando ricevo email di complimenti su
questo o quel brano, ne sono molto felice. Significa
lasciare quella traccia di sè, anche se piccola,
che dà un senso a tutto quello che si fa.
Senza l'ardire di volersi confrontare con i tanti
grandi compositori passati e presenti, è
conquistare quella piccola dose di immortalità.
Persone come i compositori del passato,
o i Beatles, o chiunque abbia scritto in modo indelebile
il suo nome nella storia della musica grazie alle
composizioni lasciate (e anche le canzoni sono grandi
composizioni), sono benefattori dell'umanità
a volte più di alcuni premi nobel o scienziati.
Del resto la storia, quella di cui l'uomo può
vantarsi, è fatta in larga parte da chi crea
opere d'arte, musica o letteratura.
Comporre seguendo la propria ispirazione
significa comunque avere ben saldi i concetti di
base della costruzione di un brano musicale, essere
in grado di elaborare l'evoluzione di una melodia
e non una semplice concatenazione di accordi come
molti sono portati a fare nei lori primi approcci;
a questo proposito, credo sia sempre meglio che
l'ispirazione porti con sè sia la melodia
che l'armonia, piuttosto che prima l'una o l'altra.
E' sempre comunque un esercizio utilissimo inventarsi
una melodia su una serie di accordi dati, o aggiungere
l'armonia studiando successivamente delle armonie
alternative (sostituzioni) sulla base di una melodia
data. Consiglio di prendere spunto, perché
no, da brani famosi facendo questo tipo di studio,
i risultati possono essere interessanti e anche
divertenti.