BRAD
MEHLDAU: cronaca di una serata
romana
Brad
Mehldau in concerto a Roma, villa Celimontana
- 4 Agosto 2004
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Sono
stato uno dei tanti accorsi per l'imperdibile
occasione di vedere dal vivo Brad Mehldau a Roma
il 4 agosto 2004. Si può affermare che
alle platee italiane va riconosciuto il maggior
merito di aver decretato il grosso successo del
pianista americano, che a giusto titolo è
considerato il pianista jazz più importante
della sua generazione. Uno stile personalissimo
e ormai ben riconoscibile che a Roma ha raccolto
molti applausi, in una serata dedicata al piano
solo (con una certa sopresa, dato che era previsto
in trio), in molti momenti particolarmente vicina
alle atmosfere di quella perla di piano solo che
è "Elegiac Cycle".
Mehldau ha iniziato il concerto con la sua personale
e affascinante reinterpretazione della canzone
"Junk" di Paul McCartney, un successo
tratto dal primo disco solista del 1970 dell'ex
beatle. E' seguita poi una stupefacente composizione
che mi ha stupito in quanto era vicinissima al
"Resignation" di Elegiac Cycle, pur
essendone distante allo stesso tempo. Se chi mi
legge conosce il brano in questione, può
capire quanto da quella composizione, e molte
altre di quel disco si possa rimanere affascinati.
Il Mehldau solista è molto più introspettivo
e sicuramente molto meno Jazz di quanto qualcuno
è portato ad attendersi, infatti i brani
con feeling jazz sono stati rari nel concerto,
soltanto un paio di standards, ed una notevole
versione di "Moon River" di Mancini.
Il resto, un viaggio in atmosfere e territori
di tecnica pianistica incredibile seppur sempre
lontana da un virtuosismo pianistico tardo romantico
che si percepisce ben assimilato nel pianista
americano, e che a differenza di altri colleghi,
assegna un ruolo spesso predominante alla mano
sinistra piuttosto che alla destra. Sembra quasi
che, una volta staccatosi dal trio, la mano sinistra
di Mehldau debba riprendersi il ruolo che in altri
contesti non può avere...e quello che riesce
a fare è davvero ammirevole: complessi
giochi ritmici, contrappunti, rapidissimi arpeggi,
inversioni, il tutto con una padronanza e pulizia
tecnica che ormai è ben nota a chi segue
questo pianista, che in determinati contesti come
quello romano può decisamente mettere d'accordo
sia la platea classica che quella jazzistica,
perché, al di là dei generi, siamo
di fronte ad un genio del pianoforte, sia come
inteprete che come compositore di brani di musica
contemporanea ricchi, complessi, originali. Stupisce
poi anche la sua tranquillità tra un brano
e l'altro, il modo con cui presenta i brani e
l'evidente disponibilità verso il pubblico.
Dovendo trovare un difetto alla serata, due elementi
erano in contrasto con quanto si stava ascoltando,
che richiedeva molta attenzione: il rumore dei
ristoranti sistemati attorno alla platea, adatti
ad organici più consistenti, e seppur educatamente
silenziosi durante il concerto, non abbastanza
dal distrarre in qualche occasione. Secondo elemento:
mezz'ora prima della fine del concerto (compresi
i 2 bis), le cicale hanno avuto il cattivo gusto
di rimettersi a cantare con un certo volume, il
che mi ha fatto pensare che i concerti per piano
solo a Villa Celimontana, che comunque giustamente
è uno degli appuntamenti estivi italiani
più importanti, sono un compromesso che
può far storcere il naso, perché
(almeno, dal mio punto di vista personale), faccio
ancora fatica ad apprezzare il pianoforte solo
lontano dai teatri o dai cortili estivi...silenziosi.
Ma per un concerto di Mehldau si possono perdonare
quattro cicale che cantano fuori orario.
In rete: http://www.bradmehldau.com/mehldau/
Nicola Morali, 9 agosto
2004