Nicola Morali Nicola Morali - musica per pianoforte - music for piano - spartiti - audio straming Nicola Morali
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biografia

   Nicola Morali, nato a Ferrara il 25 Agosto 1968, pianista e compositore, vanta una lunga esperienza nel panorama artistico ferrarese, spaziando tra molti generi, dal classico al Jazz, con numerose collaborazioni con musicisti, gruppi di teatro, gruppi di danza, e anche come musicista accompagnatore di spettacoli di cabaret musicale.
  Ha studiato pianoforte classico per 7 anni sotto la guida del M° A. Arienti, successivamente ha proseguito il suo cammino come autodidatta indirizzandosi soprattutto verso la composizione di musica per piano. Con la rapida diffusione degli strumenti elettronici ha spostato per un certo periodo il suo interesse verso la musica creata con i sintetizzatori, iniziando a creare anche musica per colonne sonore.

   Come collaboratore fisso del Cineclub estense ha firmato a partire dal 1987 numerose colonne sonore per video e cortometraggi, anche vincitori di premi nazionali (come il nastro d'Argento nel 1995 con "Il mito della realtà"). La prima colonna sonora realizzata è stata per il mediometraggio "Quellodagliocchiazzurri", di M. Felloni e L. Rugi (1987), ha poi proseguito musicando altri titoli della produzione locale, tra i quali "Magia", "Karma", "Il sorriso triste della luna", "Quando si beveva l'acqua del Po", musiche che saranno a breve incluse in un cd di raccolta delle musiche più interessanti scritte per il cinema ferrarese. Molti gli spettacoli teatrali musicati nello stesso periodo, tra cui il "Dio" di Woody Allen che è stato messo in scena anche a Roma, e il "Concilio d'amore" di O. Panizza, il "Candido" di Voltaire, originali trasposizioni in forma di musical. Nel novembre 2000 ha musicato il film horror indipendente girato nei dintorni di Ferrara "The Unknown Beyond", distribuito anche sul mercato statunitense in dvd con un certo successo tra i cultori del genere. Nel 2004 per conto della Provincia di Ferrara ha scritto le musiche del video commemorativo dedicato alla importante figura dello scrittore Giorgio Bassani.

   Presente nelle rassegne estive ferraresi sin dal primo anno di "Estate a Ferrara", si è esibito come pianista solista in diverse circostanze: per lo spettacolo di danza "La Macchina del Tempo" della compagnia "Opificio dell'Almagesto" nel 1996, eseguendo musiche di Satie, Ravel, Faurè, Bartok e sue composizioni originali, in un concerto per solo piano di sue composizioni nel 1997 a Palazzo Crema, nel cortile della casa di L. Ariosto in varie occasioni, presso la "Rocca Possente" di Stellata di Bondeno (Fe), e in molte occasioni come accompagnatore di lavori teatrali eseguendo in scena il commento musicale.

   A livello discografico ha realizzato nel 1991 "Blue Time" insieme a M.Bovi, S.Peretto, E. Trevisani, per conto dell'etichetta "Musicando", esperienza dedicata alla musica Jazz Fusion. Nello stesso anno ha curato la realizzazione musicale dell'opera Rock "Jesus Christ Superstar" di Andrew Lloyd Webber, riproposta dal gruppo Teatrale "Gruppo Giovani 90" di Argenta (Fe).

  Assieme ad altri musicisti ferraresi tra cui Stefano Pavani, Stefano Peretto e Andrea Poltronieri, alle fine degli anni '80 ha collaborato per alcuni concerti con il batterista e cantante Tony Cicco (Formula 3).
   Nel 1997 e '98 alcune sue composizioni (una per piano e due canzoni realizzate in collaborazione con la cantante Elena Menini), sono state incluse nelle due raccolte di proposte musicali promosse dall'Associazione Musicisti di Ferrara, intitolate "Numero Zero" e "Germinazione Spontanea".

I cd realizzati disponibili sono tre:
Riflessioni
, una raccolta delle più significative composizioni pianistiche scritte nell'arco di sette anni;
The Unknown Beyond, colonna sonora originale dal film Horror;
Tre sorrisi
, raccolta di dieci anni di canzoni e musiche scritte per il gruppo teatrale "Teatro dell'Asino" di Ferrara.

  Svolge una intensa attività live spaziando dal pop al jazz con il gruppo "The Swingers", si esibisce con diversi musicisti della scena jazz e fusion locale, e collabora attivamente anche con diverse "cover band" della regione in ambito pop-rock.

  Svolge attività didattica, relativa all'insegnamento di pianoforte e tastiere moderne, sia privatamente che presso il centro culturale "Auxing" di Bondeno (Fe) dal 1992.
metodo ed influenze
   L'abitudine nel suonare non solo seguendo le partiture ma anche improvvisando o cercando di ripetere ciò che sentivo fin da bambino, ha fatto sì che oltre a sviluppare un buon orecchio io abbia iniziato a creare musica di mia composizione parallelamente allo studio del pianoforte. Fortunatamente il mio maestro non ha mai pensato di distogliermi da questa attività, cosa che certamente mi sarebbe stata proibita se avessi studiato all'interno del conservatorio.
   Il linguaggio che ho sviluppato è saldamente legato alle regole della composizione grazie ad un attento ascolto e studio in primo luogo di opere di musica classica scritte per il mio strumento. Durante i miei primi cinque anni di studio ho ascoltato assiduamente musica classica, mentre la conoscenza dei generi musicali più popolari del '900, tra cui il jazz, il pop, il rock, è avvenuta in un secondo tempo, e comunque nell'approccio alle mie creazioni ritengo di essere più legato alla tradizione colta
europea piuttosto che a quella americana. Essendo il mio bagaglio di ascolto piuttosto complesso è vero che in quello che faccio, anche a seconda dell'uso della musica creata, amo mescolare molte influenze.
   Si puo parlare di un metodo creativo preciso? Non proprio. A livello di creazione, nel primo momento lascio che lo strumento mi trasporti verso una dimensione creativa. Non ho bisogno di pensare a regole, che comunque sono acquisite, nel senso che la frase musicale, il periodo, le modulazioni, i ritardi, l'arrangiamento, tutto quanto concerne l'armonia sono cose che so trattare con una certa padronanza, tenendo comunque conto che nei miei lavori non ho mai avuto bisogno di aderire a certe forme musicali "rigide", anche nella composizione di qualche pagina orchestrata al computer, per qualche commento musicale, mi sono sentito abbastanza libero da certi formalismi. Certo non ho mai composto una fuga, un tema con variazioni, una sonata, forme classiche che seguono canoni ben precisi, ma non è escluso che un giorno avvenga, in tal caso affronterò la cosa modificando il mio consueto stile di composizione. Questo è già avvenuto le varie volte che ho dovuto musicare dei testi, o scrivere musiche per video. In questo processo, molto è affidato al caso, alla scoperta, la fortuna di essere nel momento giusto per creare musica. Non tutti i giorni si ottengono i medesimi risultati, soprattutto se si lavora sull'ispirazione e non sulla costruzione metodica della musica.
   Quando compongo prima di tutto imprimo l'idea nella mia memoria, e molto tempo passa prima che il brano diventi partitura, perché scrivere battuta per battuta i brani pianistici è un metodo che non mi è congeniale. Molte delle mie composizioni sono un misto di parti scritte e improvvisate, come del resto è inevitabile quando si fonde la base classica "scritta" con la parte di ispirazione "jazz" tradizionalmente improvvisata. Esiste comunque anche una forma di composizione che si basa sull'improvvisazione totale, che amo molto e che talvolta porta a dei risultati straordinari. Il risultato finale vive solo nelle registrazioni, ed è difficile e forse inutile tradurlo in partitura.
   Mi sforzo per quanto possibile di essere originale, conscio del fatto che pur avendo una ottima conoscenza di quasi tutti i generi musicali non posso essere comunque sicuro che ogni mio lavoro sia originale in tutte le sue parti. Al giorno d'oggi è davvero difficile esserlo. Non so se sia il caso di citare tutte le mie influenze, perché sono veramente tante, e dipendono anche molto dal periodo; quando ero bambino amavo molto Mozart mentre ora fatico ad ascoltarlo, e gran parte di quella musica del novecento che mi risultava incomprensibile ora la comprendo e la apprezzo. Ho vissuto almeno quindici anni a cavallo tra vari e forse opposti generi musicali, talvolta ascoltandone uno solo, e quindi inconsciamente assorbendolo; ad esempio mi è capitato con Debussy, che nel 1993 ho ascoltato a lungo e ha influenzato alcune mie composizioni per piano, così via per tutto cio che ho amato ascoltare e amerò ancora riascoltare, e per quanto ancora scoprirò; la musica è tantissima, sembra infinita, ed è piacevole essere rapito da qualche nuova scoperta, che ancora mi emozionerà ed andrà arricchire il mio bagaglio di conoscenza e fonte di ispirazione. E a volte è inutile guardare il presente o il futuro, quando la musica del passato più prossimo, o remoto, è bellissima e ancora da scoprire.
   Punti di riferimento del mio linguaggio pianistico sono Frederik Chopin, Maurice Ravel, Claude Debussy, tanto per citare qualche "classico", e tra i contemporanei sicuramente Keith Jarrett, Chick Corea, Bill Evans, Lyle Mays, Egberto Gismonti. Ammiro molto anche Brad Mehldau, e in generale i pianisti che non sono relegati ad un solo genere musicale.
Come compositori in senso generale, e non solo pianistici, ammiro John Williams, Ennio Morricone, Ryuichi Sakamoto, per la loro influenza nel mio approccio alla creazione di musiche per film.

   E' corretto definirsi un pianista ed un compositore, quando non si ha seguito un cammino didattico tradizionale e non si posseggono i "titoli", in teoria, per farlo? A questo proposito, credo che siano più rilevanti i fatti piuttosto che le parole o documenti che attestino gli studi compiuti. Secondo me il comporre qualcosa di bello è soprattutto determinato dal talento personale. La musica degli ultimi 50-60 anni abbonda di composizioni straordinarie, che siano canzoni o brani strumentali di ogni genere, spesso scritte da artisti estranei ad una formazione musicale di tipo accademico; basti pensare ai tanti nomi in ambito Jazz, o a grandi artisti che hanno dedicato la loro vita alla composizione di canzoni in ambito pop e rock. Qualche nome? Nel Jazz, Art Tatum, Bill Evans, Keith Jarrett; nel pop e rock i Beatles, Frank Zappa, Prince, solo per citarne alcuni.
Ci sono poi compositori di provenienza accademica che hanno successo con composizioni armonicamente e melodicamente convenzionali, che hanno sì il riscontro del pubblico, perché hanno la fortuna di accompagnare film di successo, ma denotano a mio avviso una scarsa ispirazione. Ovviamente non è il caso di fare nomi.
   Io pongo alla base del mio contributo la modestia. Ho scritto e penso di continuare a scrivere delle composizioni interessanti, alcune delle quali anche per l'uso didattico, là dove si ha una certa necessità di brani di impostazione classica che abbiano al loro interno molte componenti che richiamino la musica contemporanea con anche le influenze del pop e del jazz. Nulla di rivoluzionario, ma in qualche caso sicuramente emozionante, come sempre più spesso chi ha modo di ascoltare la mia musica mi comunica o mi scrive.
   Quando qualche persona si emoziona all'ascolto di una musica mai sentita prima, questo significa che si sta percorrendo la giusta strada, sarà poi soltanto l'insindacabile giudizio del tempo a stabilire il valore del mio lavoro in questo ambito.
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