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Categoria: ascolti
scritto da: nicola

Non mi ritengo uno di quei feticisti dell'analogico e del giradischi in generale, né tantomeno un audiofilo alla ricerca di chissà quale suono, e per nulla uno di quelli che spendono una fortuna in strumenti di riproduzione che il più delle volte non valgono proprio quanto costano, sono invece da sempre un appassionato ascoltatore che ama sentire la musica in modo più che discreto senza spendere una fortuna. Anzi, ho impiegato anni per capire che la riproduzione su vinile può essere fonte di grande soddisfazione e non solo una lotta con puntine, dischi sporchi o mal fabbricati o ammuffiti come pensavo quando ero adolescente, quando l'ascolto su lp era praticamente cosa obbligata.
Ho capito che un più che discreto giradischi Technics a trazione diretta (che ora possiedo), unito a qualche decente testina e relativa puntina, vuol già dire un enorme passo avanti rispetto a come ero abitato a sentire i dischi in precedenza. Non serve dunque comperare giradischi esoterici come un Gyrodec, Mitchell o i modelli di punta della Pro-ject o Denon, per quanto siano bellissimi anche solo da vedere.
Sembra quasi che non esistano mezze misure, la gran parte dei miei colleghi musicisti non ha un impianto decente con cui ascoltare musica (che poi in genere è sempre scaricata e quasi mai comperata), e chi invece spende centinaia di euro per impianti di alto livello alla fine della sostanza della musica sembra interessi ben poco, parlano solo di testine, bracci, basi di appoggio speciali su cui sistemare il giradischi, e tutta roba costosissima si intende! No, in quanto musicista non mi sento pienamente parte di questo mondo di audiofili che cercano continuamente un suono ma che non troveranno mai la piena soddisfazione proprio perché la smania di cambiare e acquistare senza sosta li possiede, io invece (ma penso sia così per la maggior parte dei fruitori vecchi e nuovi del vinile) mi ritengo soddisfatto nella ricerca di un compromesso soddisfacente, senza spendere cifre folli e piuttosto allargare la collezione di dischi il più possibile, fermo restando che poi per quanto mi riguarda il suono che più mi coinvolge deve uscire dalle cuffie, essendo il mio "output" audio più usato, per cui tutto il discorso legato invece alla resa sonora sugli altoparlanti mi interessa relativamente, e di conseguenza tutto il discorso legato alla risonanza e alla preferenza di determinati materiali della catena hi-fi per me diventa secondario.

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Categoria: ascolti
scritto da: nicola

Nikolai KapustinNell'ambito della musica per solo piano di carattere contemporaneo (per come io intendo il termine) non posso esimermi dallo scrivere a proposito del grande Nikolai Kapustin, musicista ucraino classe 1937, un pianista di solida formazione classica e innamorato del jazz, che nella sua musica scritta secondo canoni e forme classiche (Sonate, Suites, Studi) riesce a inserire stilemi e linguaggio tendenzialmente inusuali al fatto di essere scritti. In sostanza, Kapustin rende disponibile soprattutto ai pianisti di estrazione classica acerbi in tale linguaggio, possibilmente "virtuosi" per via della difficoltà delle sue composizioni, un repertorio di brani marcatamente jazzistici, che sono integralmente scritti in questo stile o contengono episodi che sembrebbero essere consuete parti improvvisate degli standard jazz, o vere e proprie libere improvvisazioni. Come anche la pagina biografica sull'autore sottolinea, Kapustin non si ritiene un vero improvvisatore ma nella sua scrittura cerca di affinare l'improvvisazione cercando di renderla al meglio, una sorta di improvvisazione pensata che forse toglie spontaneità e snatura il concetto proprio di improvvisazione. Ma in fondo questo discorso apre diversi interrogativi e riflessioni, perché è pur vero che gran parte del repertorio scritto altro non è che l'affinamento di quelle che in origine erano improvvisazioni, alcune grandi pagine del passato chiamate appunto "Improvvisi", ricordando quindi Schubert e Chopin, erano pagine create in modo più o meno estemporaneo e poi fissate su carta, resta poi da vedere se appunto questo avvenne con un'ottica il più possibile mirata alla perfezione stilistica o invece con l'intento di preservare l'intenzione iniziale  al momento della prima ispirazione. Il jazz nacque invece in quanto forma musicale non scritta, puramente supportata dalla nascente industria fonografica e discografica, è ovvio che poi con l'avanzare del tempo si sia arrivati a questi approcci in qualche modo contrastanti, ma è pur vero che come sempre, la musica scritta si preserva e viene perpetuata dagli esecutori, il mondo classico non ha grandi possibilità di esprimersi con questo linguaggio a lungo sottovalutato dalla tradizione europea, e quindi le pagine di autori come Kapustin ben vengano, anche se purtroppo ancora poco note ed eseguite. Personalmente, alcune sue pagine le apprezzo molto e sono state davvero una piacevole scoperta.
Come ascolto posso consigliare il bel cd di Marc-Andrè Hamelin "Nikolai Kapustin: Piano music", mentre su YouTube potrete trovare, almeno al momento in cui scrivo queste righe, un paio di composizioni eseguite direttamente dall'autore, e altre belle esecuzioni, come ad esempio questa "Toccatina op.40", una delle sue composizioni più note, eseguite da Shan-Shan Sun.

Categoria: ascolti
scritto da: nicola

Aziza Mustafa Zadeh in AnghiariVi ritorno a parlare di Aziza Mustafa Zadeh, perché la scorsa settimana c'è stata la grande possibilità di rivederla finalmente in concerto in Italia, dove mancava dal 2004, ma sembrava quasi la prima volta, sia perché erroneamente indicato dagli organizzatori nel presentare il concerto, ma anche per le tante persone incuriosite accorse per l'occasione, per l'eco data all'evento anche dal servizio del tg3, che ha quasi fatto sembrare il concerto un vero esordio per la platea italiana. Ero un po' scettico per le dimensioni del teatro, ma tutto sommato l'atmosfera intima, il fascino del luogo più volte sottolineato dalla stessa Aziza, la sua bravura e la qualità del suono, hanno contribuito a regalarci una grande emozione.
E così, mentre gran parte del pubblico italiano aveva da poco affollato i teatri per Sakamoto -tranne il sottoscritto che pur avendolo nella propria città ha perso l'occasione di trovare un biglietto in posizione decente- non mi sono però lasciato sfuggire l'occasione di andare a sentire e finalmente (quasi inaspettatamente) conoscere la mia pianista preferita. Il concerto si è basato sul materiale degli ultimi due album più qualche inedito, ma sempre nella medesima direzione musicale, un stile pianistico contemporaneo permeato dalle influenze della musica popolare azera, ma con sempre più radicate basi centro-europee, Da Bach al tardo romanticismo, più l'esecuzione di alcune arie d'opera, anche in italiano, rivisitate da Aziza. Chi si aspettava qualcosa di più Jazz, più vicino ai suoi primi lavori, dovrà aspettare altri momenti, anche perché giustamente la cornice e la rassegna erano più adatti a questo discorso musicale, che sembra essere ora quello più consono alla pianista. Ne ho già tessute le lodi in altri miei articoli, ho trascritto e suono alcuni suoi pezzi, certo vederla la prima volta dal vivo, vedere la sua eleganza alla tastiera, la sua sfavillante tecnica non solo sullo strumento ma anche alla voce è stata una emozione che porterò a lungo nei miei ricordi più belli.
Ma, bellezza del concerto a parte, è stato il seguito ad essere una grossa sorpresa ed ancora più emozionante, se possibile.

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scritto da: nicola

Keith Jarrett - Paris/London testamentOttobre 2009, con l'arrivo dell'autunno arrivano sul mercato due interessanti uscite discografiche ad opera di un paio di artisti molto diversi ma di indiscutibile riferimento per lo strumento pianoforte: Keith Jarrett e Ryiuchi Sakamoto. Il pianista americano esce con ben 3 cd in una volta, con un'opera intitolata "Paris/London: testament", un titolo piuttosto enigmatico che non si capisce se voglia lasciar presagire che si tratti dell'ultimo tassello che Jarrett intende incastonare nella sua ben nutrita discografia dedicata ai concerti di musica improvvisata al pianoforte. Una uscita speciale che celebra anche i 40 anni della storica etichetta ECM, e che nel comunicato di presentazione tende bene a sottolineare quanto questo nuovo Jarrett si ponga come uno dei migliori lavori per solo piano, al pari dei concerti di Vienna, dei Sun Bears e ovviamente di quello di Colonia. Difficile a dirsi, difficile capire quanto Jarrett possa aggiungere a quanto già detto, soprattutto da lui stesso. Forse la forma più controllata dei brani, una misura più contenuta della musica, come già iniziato nel precedente "Radiance" può giovare alla fruibilità dell'opera. Per il momento possiamo ascoltare qualche minuto di ciascuna traccia sul sito della Universal, cliccando QUI.

Ryuichi Sakamoto fa uscire in Europa, in concomitanza con il suo tour per solo piano nei teatri, un nuovo disco intitolato "Playing the piano", di cui si può avere notizia sul suo sito ufficiale, a questa pagina. In realtà si tratta di una compilation di brani tratti da precedenti lavori, tra cui dei veri e proprio classici del suo repertorio, con l'aggiunta di due inediti. E' sempre più difficile trovare i lavori di Sakamoto nei nostri negozi, per il momento non c'è una preview di questo nuovo lavoro ma sicuramente ne riparleremo più avanti, dopo avere avuto modo di valutare l'eco dei suoi concerti italiani.

24/05/06: Critiche a vanvera

Categoria: ascolti
scritto da: nicola
Qualche sera fa riascoltavo qualche canzone del primo disco di Chiara Civello, pianista e cantante jazz, prima artista italiana ad entrare nella elite degli artisti della prestigiosa etichetta Verve. Curiosando in rete sono andato a cercare qualche parere sul suo disco, e come spesso capita mi sono imbattuto nell'ormai noto debaser. L'idea di fondo di questo sito è lodevole, uno spazio libero e senza censura dove chiunque può recensire i dischi che ama o che sconsiglia. Se è vero che non si dovrebbe guardare un'unica recensione prima di decidere se prestare attenzione verso un'artista, è da notare che ho già letto diverse recensioni su questo sito che mi hanno lasciato perplesso, e quella sulla Civello quasi mi ha infastidito...

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Categoria: ascolti
scritto da: nicola
Questi ultimi giorni li ho dedicati al proseguimento della stesura di alcuni miei spartiti -che noto con piacere essere molto richiesti-, ma soprattutto alla ricerca di un possibile contatto con Aziza (vedi articolo precedente). La cosa è quantomeno avvincente perché in tempi come quelli che viviamo, dove ben difficimente un'artista non ha un proprio sito o un recapito rintracciabile da qualche parte in rete, per quanto riguarda lei invece l'email principale del suo sito '.com' non funziona, alcuni siti di appassionati rimandano all'agenzia che ne organizza le date con sede a Mainz (Magonza) in Germania -presso cui ho scritto ma senza risposta-, e anche la ricerca di un indirizzo di casa non ha portato a grossi risultati, per ora. Questa ricerca non è il semplice passatempo di un ammiratore, perché nell'ultima settimana ho trascritto il suo brano per solo piano "Melancholic Princess" dal cd "Shamans", un lavoro appassionante di codifica a orecchio battuta per battuta...

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23/10/05: Aziza

Categoria: ascolti
scritto da: nicola
Aziza Mustafa Zadeh Quando il talento per l'improvvisazione si mescola alla musica azera e alla magia del mugham, all'inclinazione per il jazz e al grande amore per la musica classica, la miscela che ne risulta può essere qualcosa di quasi miracoloso, magnetico e di enorme fascino. Devo ringraziare l'assoluta casualità della mia tardiva scoperta: una mia allieva aveva con sè un cd con il solo nome "Aziza" scritto sopra, e l'ascolto di un solo minuto è bastato a stregarmi e così immediatamente mi sono messo alla ricerca di questa artista geniale di cui in Italia effettivamente ancora poco si è parlato.

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