KEITH JARRETT:
La ricerca dell'estasi
Keith
Jarrett è forse più di ogni altro
pianista contemporaneo colui che incarna la genialità
dell'esecutore e del compositore nella medesima
persona, che solo in figure uniche come Liszt,
Chopin o Bach (tanto per fare qualche esempio)
si potevano trovare. Nel suo caso, traendo le
basi dallo spirito afro-americano e in una certa
misura anche dal folk, rivolgendosi successivamente
allo spirito e al linguaggio del pianismo colto
europeo, ha creato una miscela assolutamente unica,
un linguaggio forse non completamente nuovo ma
sicuramente entusiasmante e capace di ricreare,
rinnovare la figura del pianista contemporaneo,
in grado di attirare l'interesse delle grandi
platee e della critica, unire l'attenzione degli
amanti del jazz e della musica classica, e questa
non è cosa da poco!
Le due anime di Jarrett non
sempre mettono d'accordo la schiera dei suoi numerosi
ammiratori; o lo si ama per il suo lato più
jazz, o per quello dell'improvvisazione al solo
pianoforte, difficilmente per entrambe le cose,
che effettivamente sono molto distanti tra loro.
Chi ama il tradizionale trio jazz per piano contrabbasso
e batteria il più delle volte fatica a
sostenere l'ascolto di 60 minuti continui di solo
pianoforte.
Personalmente ritengo che la
massima genialità di Jarrett si trovi proprio
nelle sue esibizioni per solo piano, libero da
ogni vincolo, impegnato a costruire lunghe suites
di trenta o quaranta minuti, alla ricerca dell'essenza
del suono, spesso scavando nel significato intrinseco
delle note, mettendone a nudo ogni aspetto talvolta
ripetendo ossessivamente qualche pattern armonico,
accompagnandolo da mugolii, contorcendosi sulla
tastiera. Improvvisazione spontanea, massima espressione
della creatività istantanea derivante dall'ispirazione
della propria anima, di quanto trasmette lo strumento
che si sta suonando, e di quanto trasmette l'audience
che sta ascoltando. Il risultato di tutto questo
non va ascoltato come semplice sottofondo, ma
con grande attenzione, in penombra, oppure al
buio, in religioso silenzio, facendosi trasportare
dalle note e da un discorso musicale che va a
colpire ogni angolo remoto del nostro inconscio.
"The Koln Concert"
rappresenta il caso emblematico di ciò
che ogni artista non vorrebbe nè si aspetterebbe
mai; ottenere il grande successo da un lavoro
nato in condizioni sfavorevoli, e sicuramente
non considerato il proprio miglior lavoro. Fu
registrato su uno strumento non perfetto, Jarrett
fisicamente non stava bene, eppure è diventato
l'album per solo piano di musica contemporanea
più venduto. Molti lo amano, per certi
versi è il disco per solo piano di musica
contemporanea per eccellenza, ma io non lo apprezzo
nella sua interezza perché avverto la sua
difficoltà nell'uscire da schemi tradizionali
perché impedito dallo strumento infelice
che stava suonando. Eppure, l'episodio iniziale
e finale sono fantastici. Le mie preferenze vanno
invece al concerto di Vienna, che ha una fase
centrale turbinosa e sconcertante che invito chiunque
ami il pianoforte ad ascoltare. Come molti studiosi
di jarrett poi sanno, è il concerto di
Osaka, che si trova nel cofanetto di 6 cd "Sun
Bear Concerts" ad essere considerato il suo
migliore concerto per piano in assoluto. Chi
ama la prima parte per il sua cantabilità,
per la purezza della melodia, chi ama il secondo
tempo per la magia delle note e dalle scale di
ispirazione araba, e per la stupenda melodia cantabile
che chiude l'episodio. Ma ci sono anche i "Concerts",
e il concerto di Parigi, che contengono momenti
di grande ispirazione.
Ho avuto modo di assistere ad
una delle esibizioni per solo piano di Jarrett,
al teatro comunale di Ferrara, il 25 ottobre 1996,
ai tempi della registrazione del cd "La Scala":
mi aspettavo molto, ma non sono riuscito ad entrare
in sintonia con quello che sentivo, perché
più di ogni altra cosa ricordo la tosse
della gente che disturbò inevitabilmente
anche lo stesso Jarrett, che si fermò per
qualche istante e invitò la gente a scaricare
la propria tosse per non disturbarlo successivamente.
Posso dire che è stato un concerto convenzionale,
dove l'artista, in qualche modo impossibilitato
a raggiungere la sua estasi per via della rottura
che era avvenuta col pubblico, si è spesso
soffermato su figure armoniche e temi che non
impressionarono particolarmente la platea. Affrontò
atmosfere blues staccandosi decisamente dal pianismo
contemporaneo di stampo europeo che contraddistingue
le sue esibizioni migliori, suonando come in tutte
le sue esibizioni due lughe "suites".
Il bis del concerto fu affidato a "Over the
Rainbow", davvero una splendida interpretazione
che si trova anche sul cd "La Scala".
È impressionante quanto
il disabituarsi ai concerti influenzi negativamente
la capacità di apprezzare il suono di un
teatro, naturale e privo del cristallino reverbero
di una registrazione su cd. Ascoltare Jarrett
in uno dei suoi cd per piano, apprezzare e immaginare
lui al pianoforte nel ricreare questo suono, e
poi assistere ad un suo concerto e sentire un
suono ben diverso, è tutta un'altra cosa,
si corre veramente il rischio di non apprezzarlo
a sufficienza. E' poi incredibile quante volte
si alzi e si vederlo contorcersi attorno allo
strumento, segno che il processo creativo ha molta
influenza sul suo fisico in quel momento.
Ma Keith Jarrett è anche
leader del trio jazz considerato da molti quanto
di meglio ci sia in circolazione, da anni a questa
parte, con molte registrazioni all'attivo, impegnato
anche in questo versante in una ricerca musicale
che non ha uguali nel genere. Non si può
poi dimenticare il felice periodo della collaborazione
con il sassofonista Jan Garbarek, che ha portato
alla realizzazione di uno dei lavori più
celebrati e ispirati della produzione di Jarrett,
"My Song".
Da qualche tempo Jarrett non
incide qualche interpretazione di pagine importanti
di musica classica, ma lo ha fatto a partire dagli
anni '80, affrontando in particolare Il clavicembalo
ben temperato e le Variazioni Goldberg
di Bach, i 24 preludi e fughe di Shostakovich,
ma anche il concerto k595 di Mozart. Ha scritto
poi pagine importanti di musica da camera, come
ad esempio una sonata per violino e pianoforte,
e la suite orchestrale The Celestial Hawk,
il tutto per la nota etichetta tedesca ECM (Editions
of Contemporary Music).
Nicola Morali, 22 Maggio
2003