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MUSICA PER PIANOFORTE: classica...alcune proposte

   Musica per pianoforte: tantissima, un repertorio apparentamente infinito, il più vasto rispetto a tutti gli altri strumenti, fatto sì di capolavori assoluti di ogni tempo, ma anche di piccoli o grandi capolavori di autori ingiustamente sottovalutati o, peggio, dimenticati.
   Non posso dire di conoscere tutta la musica per pianoforte scritta, anche se mi piacerebbe molto. Ho cercato e cerco tuttora di approfondire la mia conoscenza, andando a scoprire quanto ancora è possibile apprezzare, consigliare.
   Il secolo d'oro del pianoforte è stato sicuramente il 1800, e, fatte le dovute eccezioni, parte del 1900. La musica classica si è poi persa e ha lasciato l'evoluzione del linguaggio pianistico al jazz e alla musica contemporanea lontana da quelle che personalmente considero assurde sperimentazioni fatte di "strumenti preparati" e amenità simili.
   È ovvio che il passare del tempo tende a oscurare molta musica del passato che spesso suona prevedibile, troppo legata al tempo in cui fu concepita...poi esistono musiche che, sebbene sempre radicate in un preciso momento storico, suonano e vivono al di fuori delle leggi del tempo. Ma chi le fa queste leggi? Il nostro gusto musicale, la nostra personale sensibilità, il fatto che scopriamo certe musiche in un momento particolare della nostra vita, o cosa altro?

Frederic Chopin
Frederic Chopin (dagherrotipo - 1849)

   Chiunque ami il pianoforte veramente, non può non amare Chopin, che ne ha carpito dalla sua anima alcune delle melodie più nobili, che resisteranno al tempo nei secoli a venire. Le melodie più belle sono quelle dolorose, impegnative, toccanti. Ho sempre pensato fin da piccolo che la morte di Chopin, così prematura, a soli 39 anni, sia stata uno dei più grandi drammi per la storia della musica. Chissà cosa altro avrebbe potuto regalarci...considerando che già così tanto ci ha lasciato! Non voglio parlare delle opere più note di questo autore: per chi vuole ascoltare qualcosa spesso poco eseguito o proposto all'ascolto, io consiglio in particolare l'improvviso n°3, e la Ballata n° 4. Nulla lega queste due opere, se non di essere spesso ospitate sul medesimo cd (capita infatti spesso di trovare gli improvvisi e le ballate proposte sullo stesso disco).    Un'atmosfera di pace regna nella prima, una costruzione formale esemplare e ispirata ai massimi livelli nella seconda, con una melodia fortemente drammatica elaborata secondo la forma del tema con variazioni, che dagli studiosi è giustamente considerata uno degli apici del pianismo chopiniano.
   La forma sonata: chi può dire di amare una sonata nella sua interezza? Io personalmente amo la seconda sonata, op. 31 di Chopin, forse perché non è veramente nata, concepita come sonata; però alcune sonate di Beethoven come la "Patetica", le due sonate "Come una fantasia" op. 27 (di cui una è la nota "Al chiaro di Luna") sono splendide dall'inizio alla fine. Giustamente questa forma ha raggiunto secondo me con Beethoven il suo apice, e successivamente è stata plasmata, modificata, adeguata ai tempi, fino ad arrivare alle sonate di Scriabin (compositore russo), scritte in un unico movimento. Questo perché ovviamente le forme classiche si sono evolute e adeguate ai tempi.
   Personalmente mi sono accorto di amare in particolare i compositore francesi e russi: Chopin fa eccezione, anche se come noto soggiornò gran parte della sua vita a Parigi, della cui vita artistica e intellettuale era figura di rilievo. Il padre stesso era di origine francese, ma si trasferì in Polonia prima della nascita del figlio.
   Un'altra figura cardine della storia dello strumento è sicuramente Franz Liszt, a detta delle cronache dell'epoca "il più formidabile improvvisatore al pianoforte mai esistito": difficile non immaginarlo sulla tastiera alle prese con passaggi cromatici di straordinaria difficoltà. Eppure Liszt ha scritto anche pagine dal forte carattere melodico e intrise di sentimento. Io consiglio comunque di ascoltare alcuni "Studi trascendendentali", in particolare l'infuocato e difficilissimo "Allegro agitato".

Maurice Ravel
Maurice Ravel

   Una delle scoperte che più mi hanno aperto un mondo nuovo e coinvolgente è stata la suite "Le Tombeau de Couperin" di Maurice Ravel. Omaggio alla musica per clavicembalo, di cui reinterpreta le atmosfere, fonde la sensibilità e il tocco clavicembalistico del '700 con le scoperte armoniche del '900 francese. Anche se spesso è la versione orchestrale ad essere più proposta, la magia della versione per solo piano è ineguagliabile; lo consiglio in particolare per il Preludio e la magia delle complesse armonie della "Forlane". Di questa raccolta probabilmente il più noto è il dolcissimo "Menuet".

   Non ho mai amato tantissimo la forma del concerto per pianoforte e orchestra, che spesso è sempre stato un espediente per mettere in mostra le abilità tecniche del solista piuttosto che una valida ispirazione del compositore.
Non sempre è andata così, infatti fa eccezione il noto concerto in La minore di Schumann, che nelle stesse intenzioni dell'autore voleva essere un concerto "non per virtuoso".
   Da amante della classica sin da piccolo, ho amato tantissimo il concerto K 595 di Mozart per il suo primo movimento, e il concerto n°1 di Mendellsohn per quel suo entusiasmante tema iniziale. Già, perchè spesso il difetto delle opere scritte nelle forme classiche è quello di brillare soprattutto per il primo movimento, raramente per la loro interezza. C'è qualche eccezione? Forse il concerto n°2 di Rachmaninov (il cui secondo movimento, fulcro dell'opera, è noto anche per essere stato ripreso dal cantante pop Eric Carmen negli anni '70 per la sua nota "All By Myself"), il concerto n° 5 di Beethoven, e il concerto n° 2 di Prokofiev.    Quest'ultimo è poco noto ai più, ma è il concerto per piano e orchestra più entusiasmante che io abbia mai sentito. Ho avuto occasione di scoprirlo più o meno nel periodo in cui il grande pubblico cinematografico scopriva il "Rach 3" (concerto per pianoforte e orchestra n.3 di Rachmaninov) grazie al film "Shine"; il concerto di Prokofiev probabilmente non lo supera per difficoltà tecnica ma sicuramente per l'ardita armonia che esiste in tutti i quanti i movimenti. Ma anche qui, è il primo a dominare sugli altri. La melodia è bellissima, le modulazioni sorprendenti, senza fiato la cadenza finale. Un concerto che fece gridare allo scandalo, e che la storia ci racconta fu riscritto integralmente dal compositore dopo che il manoscritto andò distrutto in un incendio, nel 1918.
Nicola Morali, 26 Marzo 2003