CD
PER PIANO "FAVORITI"
Una serie di personali commenti
su cd di musica per piano contemporanei che apprezzo
e consiglio, tutti tra loro molto diversi per stile,
influenza, spessore compositivo. Uno spazio contenitore
in cui periodicamente inserirò le mie considerazioni
su ciò che già conosco, o ciò
che nel frattempo scoprirò.
ELEGIAC
CYCLE (1999) - Brad Mehldau È tale la complessità
di questa opera, anche alla luce delle note
introduttive scritte dallo stesso Mehldau
e leggibili integralmente a questo
link, da essere giustamente considerato
uno dei lavori più significativi
del pianismo degli ultimi anni, permeato
da un costante riferimento al tardo romanticismo
tedesco e da frequenti richiami ritmici
e improvvisativi jazzistici, pur mantenendo
una sua caratteristica identità di
opera "pensata" e difficilmente
improvvisata, a differenza dei concerti
solistici di Jarrett.
La pulizia, la padronanza della forma, le
notevoli composizioni intrise di spiritualità
dettate anche dal loro scopo "elegiaco"
di omaggio a figure care all'autore, la
sonorità intimistica della registrazione
(l'ambiente pochissimo riverberato), contribuiscono
a rendere unico questo disco. Poco conta
se, ovviamente, all'interno della produzione
jazzistica di Mehldau questa opera rappresenta
un momento anomalo e difficilmente digeribile
da chi ama lo stesso pianista nelle sue
sperimentazioni in trio, grazie al quale
ha comunque saputo ritagliarsi un ruolo
di primo piano nel panorama jazzistico nel
giro di pochi anni. Ed è un disco
unico anche per la sua diversità
da altri progetti solistici di questi ultimi
anni, che spesso hanno trovato, giustamente,
la loro collocazione anche su spartito;
se si pensa che è stato possibile
per un "Koln Concert" di Jarrett,
opera nata improvvisata e che mai si sarebbe
pensato potesse essere fissata sul pentagramma,
è un peccato che non ci sia modo
di reinterpretare queste musiche, che tanto
meriterebbero. Il tempo non mancherà
per ovviare a questa mancanza, intanto possiamo
immergerci nella profonda riflessione a
cui ci inducono sin dalle prime note di
"Bard", la traccia che apre (e
chiude, nel suo ciclo) il cd. (19/02/2005)
BTTB
- Back To The Basics
(1999) - Ryiuichi Sakamoto Ryiuichi Sakamoto, notissimo
compositore di colonne sonore e già
esponente di spicco di quel Japanese Pop
elettronico che negli anni 80 ha conosciuto
un discreto successo anche dalle nostre
parti, col tempo ha stabilito un ponte tra
l'oriente e l'occidente con le sue interessanti
composizioni, che tanta ispirazione devono
alla musica pianistica francese di autori
come Debussy, Ravel e Satie. Il mercato
musicale giapponese ha da sempre tributato
molti onori a molta della musica colta contemporanea:
jazz e fusion, movie sountracks, provenienti
dalla nostra area culturale; parlando di
questo disco, è notevole considerare
che il brano di apertura "Energy flow"
(originariamente non facente parte della
raccolta) è stato per settimane al
primo posto nella classifica dei singoli
in Giappone, il che dimostra ancora una
volta la poliedrica sensibilità di
un mercato come quello del sol levante,
a differenza dell'appiattimento e scomparsa
della musica strumentale dai vertici delle
classifiche di vendita in Europa. Bisogna
tornare ai primi anni 80 per trovare qualche
brano strumentale campione di vendite in
italia.
Il merito di dischi del genere è
quello di recuperare un patrimonio musicale
di grande fascino, riproponendolo in una
veste nuova e fruibile da un più
vasto pubblico, anche per introdurre il
pubblico all'ascolto degli autori di un
secolo fa a cui il compositore giapponese
rende omaggio. Operazione intelligente da
parte di Sakamoto, amante di un pianismo
rarefatto, essenziale e mai virtuosistico,
che talvolta sfrutta lo stile tipicamente
"da colonna sonora", a volte è
persino troppo immedesimato in Satie (come
in "Lorenz and Watson"), nei casi
più interessanti, e purtroppo isolati,
fa sentire l'anima del proprio paese (in
"Tong Poo"), mentre in due episodi
c'è anche spazio per sonorità
di pianoforte "preparato" ("Prelude"
e "Uetax"). Un disco in cui è
tale il fascino e la presa sul grande pubblico
da parte di certe composizioni e atmosfere,
da consigliarlo a chi ama il pianoforte
nella sua anima distensiva ed emozionante
pur rimanendo non eccessivamente impegnativo
all'ascolto. (20/02/2005)
10 Easy Pieces for Piano (2000) - Zbigniew Preisner "Un viaggio rassicurante in territori di consolidata e piacevole armonia". Io definirei così questo lavoro del compositore polacco Preisner, già ben noto autore di notevoli colonne sonore scritte per il compianto Kristztof Kieslowski, che a differenza delle atmosfere cupe e lontane da una visione ottimistica messe al servizio dei capolavori del grande regista, in queste musiche lascia largo spazio a toni positivi e giocosi, talvolta rarefatti o spesso ritmati e piacevoli per l'ascolto di chi ama il pianoforte nella sua dimensione rilassante, e che dopo averne assimilato il contenuto senza sforzo vuole ritrovarsi anche inaspettatamente un sorriso sulle labbra, e non decine di domande o quel senso di spaesamento che può invaderci dopo l'ascolto di Keith Jarrett. Detto questo, e senza offesa per il pianista americano che ho pensato di citare anche perché lo stesso Preisner ha amato moltissimo il suo Koln Concert e lo indica come caposaldo della sua ispirazione, i brani di questa raccolta sono lontanissimi dalle atmosfere di Jarrett, eseguiti non dallo stesso Preisner bensì dal pianista Leszek Mozdzer, che mette la sua tecnica al servizio della spazialità di queste composizioni di musica classica contemporanea che inevitabilmente possono essere associate ad atmosfere adatte al commento di film.
Tra tutti i brani cito i miei preferiti, che reputo gli episodi per diverse ragioni più entusiasmanti: il ritmati "The Art of Flying" e "To See More", e " Farewell", con spunti contrappuntistici e una delle più riuscite melodie del disco. (01/07/2005)
SOLO LIVE (1997) - Michel Petrucciani Ho avuto la fortuna di assistere ad un concerto del grande pianista jazz Michel Petrucciani qualche mese prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1999. Come è noto il pianista francese era affetto da una grave malformazione che gli impedì di avere un fisico con normali proporzioni, ed era costretto a suonare con una particolare estensione per gli arti allo scopo di poter utilizzare i pedali del piano. Non era bello neppure vedere i suoi movimenti sulla tastiera, ma ascoltando una tale pulizia e velocità sulla tastiera è stato inevitabile per molti chiedersi a che servano a volte tante raccomandazioni sull'eleganza del modo di stare al pianoforte. Michel era effettivamente un prodigio della natura, e quanto ha fatto è stato un importante riscatto verso quella natura che gli aveva negato una vita normale.
Grande interprete ma anche brillante compositore, in questo solo live che non lascia respiro, Petrucciani lega suoi brani a famosissimi classici riletti in maniera mirabile dal punto di vista ritmico, come nel caso dell'apertura affidata al suo "Looking Up" legato ad alla intramontabile "Besame Mucho", o alla trascinante "Caravan" di Duke Ellington affrontata nel finale, un vero saggio di bravura, sensibilità e abilità tecnica. Uno dei pochi concerti per piano solo dove si avverte tangibile il divertimento e la partecipazione da parte del pubblico. (12/02/2006)
CHILDREN'S SONGS (1984) - Chick Corea Per diversi anni ho avuto in testa la traccia 20 di questo lavoro, "Addendum" per piano, violino e violoncello, avendola sentita alla radio, ma non avevo mai avuto modo di capire chi ne fosse l'autore, dato che mi sembrava una sorta di variazione su "Norwegian Wood" dei Beatles, forse concepita da qualche compositore contemporaneo, ma non immaginavo si trattasse di Corea...ascoltare per credere! Quando finalmente ho ascoltato questo disco ogni mistero si è dipanato, confermo comunque che l'idea di partenza del tema ricalca davvero quella di beatlesiana memoria, ma "Addendum" è in fondo una composizione in più (per quanto davvero splendida), invece quella che è maggiormente nota del disco è la raccolta di preziose miniature pianistiche, spesso molto ritmiche, politonali o minimali, che dall'infanzia traggono ispirazione: un omaggio (come ben si comprende dal titolo) a quanto fece 70 anni prima Claude Debussy con il suo "Children's Corner".
Spesso queste songs si aprono su un tessuto di accompagnamento ripetitivo della mano sinistra (nr 1-3-4-6-7-14) lasciando il compito melodico alla mano destra. Non si tratta mai di composizioni particolarmente complicate sia nella forma che nella sostanza, se non nel caso della 11, 16 e 20, dove la delicatezza dei primi brani della raccolta lascia spazio a ritmiche dissonanti.
Con questo notevole lavoro Chick Corea è entrato di diritto nel repertorio pianistico contemporaneo, cosa non da poco considerando la chiusura del mondo accademico verso gli esponenti della musica jazz. Erano gli anni delle collaborazioni con il grande Friedrich Gulda,che reinterpretò due di queste Songs e che trasse da Chick grande ispirazione per le sue creazioni, Corea si era lasciato alle spalle gli anni '70 dei "Return to Forever " e si accingeva a diventare il paladino della più tecnologica e apparentemente fredda "fusion" degli anni 80, soltanto sul finire degli anni 90 è tornato alla musica contemporanea con il suo "Piano Concerto". (12/02/2006)
AZIZA MUSTAFA ZADEH (1991) - Aziza Mustafa Zadeh Forse su di lei sono fissato, si penserà...ma tale è lo spessore delle sue composizioni che per me è inevitabile non citarla tra i miei piano favourites! Se si pensa a grandi composizioni pianistiche contemporanee, ad un ponte tra oriente e occidente, tra classica e jazz, non si può prescindera da Aziza. Quello che consiglio in questa sede è il suo primo disco (Sony), guardacaso registrato nello stesso studio dove qualche anno prima registrò Chick Corea le sue "Children's Songs". Coincidenza a parte, in taluni aspetti del loro pianismo si possono trovare delle somiglianze, soprattutto per la concezione ritmica o le soluzioni armoniche, che però in Aziza sono nettamente più legate alla sua terra di origine, l'Azerbaijan, e al canto del Mugham che lei è riuscita a trasmettere col pianoforte. In questo suo disco d'esordio c'è già tutto il suo eclettico mondo: composizioni originali di stampo jazzistico, pezzi virtuosi per voce e piano, musica contemporanea ritmata e coinvolgente, "Jazz ballad" originali.
A parte qualche episodio con altri rinomati musicisti internazionali, Aziza si esibisce preferibilmente da sola al piano accompagnandosi di tanto in tanto con la sua potente voce, che riesce a sovrapporre con ammirevole precisione a quanto sta nel medesimo istante facendo col pianoforte.
In questo disco c'è la bellissima "Inspiration" per piano e voce, che con la sua melodia richiama istantaneamente l'oriente, ma c'è spazio anche per "Character", "Exprompt", "Tea On The Carpet", brillanti composizioni per piano solo che evidenziano il grande talento di Aziza e la sua grande padronanza dello strumento. (12/02/2006)