Elogio del giradischi

Non mi ritengo uno di quei feticisti dell’analogico e del giradischi in generale, né tantomeno un audiofilo alla ricerca di chissà quale suono, e per nulla uno di quelli che spendono una fortuna in strumenti di riproduzione che il più delle volte non valgono proprio quanto costano, sono invece da sempre un appassionato ascoltatore che ama sentire la musica in modo più che discreto senza spendere una fortuna. Anzi, ho impiegato anni per capire che la riproduzione su vinile può essere fonte di grande soddisfazione e non solo una lotta con puntine, dischi sporchi o mal fabbricati o ammuffiti come pensavo quando ero adolescente, quando l’ascolto su lp era praticamente cosa obbligata.
Ho capito che un più che discreto giradischi Technics a trazione diretta (che ora possiedo), unito a qualche decente testina e relativa puntina, vuol già dire un enorme passo avanti rispetto a come ero abitato a sentire i dischi in precedenza. Non serve dunque comperare giradischi esoterici come un Gyrodec, Mitchell o i modelli di punta della Pro-ject o Denon, per quanto siano bellissimi anche solo da vedere.

Sembra quasi che non esistano mezze misure, la gran parte dei miei colleghi musicisti non ha un impianto decente con cui ascoltare musica (che poi in genere è sempre scaricata e quasi mai comperata), e chi invece spende centinaia di euro per impianti di alto livello alla fine della sostanza della musica sembra interessi ben poco, parlano solo di testine, bracci, basi di appoggio speciali su cui sistemare il giradischi, e tutta roba costosissima si intende! No, in quanto musicista non mi sento pienamente parte di questo mondo di audiofili che cercano continuamente un suono ma che non troveranno mai la piena soddisfazione proprio perché la smania di cambiare e acquistare senza sosta li possiede, io invece (ma penso sia così per la maggior parte dei fruitori vecchi e nuovi del vinile) mi ritengo soddisfatto nella ricerca di un compromesso soddisfacente, senza spendere cifre folli e piuttosto allargare la collezione di dischi il più possibile, fermo restando che poi per quanto mi riguarda il suono che più mi coinvolge deve uscire dalle cuffie, essendo il mio “output” audio più usato, per cui tutto il discorso legato invece alla resa sonora sugli altoparlanti mi interessa relativamente, e di conseguenza tutto il discorso legato alla risonanza e alla preferenza di determinati materiali della catena hi-fi per me diventa secondario.



Volevo già  da diverso tempo scrivere un articolo su questo argomento, sull’onda di questo mio rinnovato e sempre più crescente interesse per il vinile e per la mia neanche tanto celata nostalgia per i tempi andati, che si può percepire qua e là  leggendo i miei interventi. Ebbene, il presente articolo serve anche per presentare il mio “piccolo” canale di YouTube dedicato alla riproduzione di alcuni miei dischi, contributo che abbraccia gli ultimi cinque o sei anni e che quindi ha visto evolversi sia la qualità  del mio sistema di riproduzione che la qualità  video, e la cosa in sè rappresenta un puro divertimento e voglia di condividere alcuni dei dischi che amo, dal pop al jazz, giocando un po’ a fare il deejay di qualità come mi sarebbe piaciuto fare un tempo. i video non sono tanti, potete esplorarli a partire da questo di Diana Krall che propongo, bisogna sempre considerare che l’operazione richiede un po’ di tempo libero, voglia, e una serie di passaggi tecnici poco veloci, senza ovviamente ritoccare il suono! Se per qualcuno può sembrare assurdo riprendere in video il proprio giradischi e nel contempo registrare l’audio e il tutto caricarlo su YouTube, consiglio di vedere quante decine e decine di video ci sono, che non vogliono certamente essere un incitamento alla pirateria ma a mio modo di vedere un metodo per educare ad una certa filosofia di ascolto rivolgendosi a quelle nuove generazioni che di alta fedeltà si intendono ben poco. E poi ormai la musica si ascolta perennemente in movimento, in auto da sempre, ma coi lettori mp3, la musica su cellulare, ancora di più rispetto a prima, questo a scapito di un ascolto attento e critico che solo di fronte al nostro disco che gira sul piatto è possibile avere. Certo è ovvio che alla fine è sempre il contenuto che conta e il supporto è solo un tramite che per molti conta poco, ma il vinile costringe in qualche modo ad apprezzare determinati particolari di contorno, a scapito sicuramente di alcune qualità audio che comunque ben si compensano proprio con il grande valore aggiunto di questo supporto rispetto a quelli più moderni. Possiamo parlare di unità dell’opera, omogeneità, bellezza e valore dell’artwork, tutto ciò che viene tralasciato passando da una cartella di mp3 all’altra durante l’esplorazione delle nostre playlist digitali. 
Il discorso di questo sistema di riproduzione musicale mi è  piuttosto caro non tanto per una banale nostalgia del passato, ma perché lo associo ai momenti migliori sia della creazione musicale che del mercato di vendite e presenza della musica nelle case delle persone. In tempi in cui non esisteva l’home teather, non esisteva la fruizione della musica su cellulare o su computer, la conquista dell’Hi-Fi nelle case rappresentava il top dell’intrattenimento domestico, e il mercato spingeva in tal senso. Ricordo con piacere anche nella prima metà  degli anni ’80 le vetrine con tanti bei sistemi ad alta fedeltà  ben disposti nei loro mobiletti, non sempre tutti di gran qualità  ma di gran lunga superiori ai micro stereo del presente. In quegli anni si tendeva erroneamente a criticare il Made In Japan imperante, per poi rivalutarlo completamente in tempi in cui il Made in China ha soppiantato definitivamente la produzione nipponica. E invece quanto prodotto in Giappone in quegli anni continua a funzionare senza problemi ancora alla grande (il mio Technics è del 1977). Mi è piaciuto leggere negli ultimi anni di come il vinile è tornato di moda, ed è soprattutto particolarmente trendy quando si parla di immagine, di pubblicità, contrapposto alla bruttezza del cd sotto ogni punto di vista, mentre il giradischi è spesso un oggetto di alto design e anche di arredo. 
Con il vinile il modo di ascoltare la musica è più consapevole, ponderato e critico, e valorizza l’idea di album inteso come raccolta omogenea di canzoni. Da non dimenticare poi il discorso della legalità , il vero amante della musica ha una collezione di dischi in vinile a testimonianza degli sforzi sia di passione che di investimento economico profusi in questa ottica, mentre i 3/4 degli attuali fruitori di musica non hanno mai acquistato o non lo hanno fatto negli ultimi anni, da quando scaricare musica illegalmente è diventata un’operazione piuttosto semplice e fatta quasi senza remore. Coloro che solo scaricano non sanno poi che la loro apparentemente sterminata collezione di brani soffre di un rischio incombente di cui il vinile è immune, cioè la possibilità  di sparire da un momento all’altro per un guasto meccanico (vedi rottura dell’hard disk) o l’altrettanto grave rischio di risultare illeggibile dopo pochi anni ( vedi cd o dvd masterizzati). Io dico che alla fine è meglio un supporto che se anche degrada nel tempo (ma neanche troppo se lo si sa usare), almeno non ci regala questa angoscia e questo rischio di perdere tutto. Ma d’altronde, se si ha scaricato di tutto senza pagare, alla fine penso che perdere ogni cosa potrebbe anche essere una giusta punizione, non è vero?
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