PRINCE: ARTISTA RIBELLE
Sorry, your browser doesn't support Java(tm).    Cosa c'entra Prince con la musica per pianoforte, che secondo le intenzioni ufficiali deve essere il fulcro di questo sito? Voglio iniziare a parlare di questo grande artista, che ho iniziato ad approfondire nel 1996, per inaugurare questi miei brevi articoli di "consigli per l'ascolto", che sono dedicati ai generi più diversi, senza distinzione, come doveroso omaggio ai geni della musica. Ogni epoca, ogni stile, ha avuto delle grandi personalità, i grandi artisti che hanno espresso la loro creatività, che sono stati interpreti dei tempi che hanno attraversato. Sfido chiunque a negare che Prince sia uno di questi. Un'artista che a dire il vero vive già da molto tempo in una sorta di oblio, sospeso nello spazio e nel tempo, perché la tv continua a proporre i video degli anni '80, e gran parte del pubblico pensa che non pubblichi più niente da anni. Forse non sanno che nel 1995 ha cambiato nome in Tafkap, poi in Victor, e nuovamente lo ha cambiato in "The Artist", poi è tornato a quello vecchio, quindi ha iniziato a vendere la sua musica su internet, ha sfornato una quantità incredibile di canzoni, forse di più in questi anni di apparente oblio piuttosto che nei suoi gloriosi anni '80, eppure tutto ciò non è servito a garantirgli un duraturo successo al pari di Madonna, o Michael Jackson. A dire il vero quest'ultimo vive solo sugli allori del suo passato piuttosto che sulle glorie del presente, forse lo salva il fatto che ama molto il suo pubblico, non ha mai disdegnato autografi, sorrisi, a differenza del principe scontroso che ha dato addirittura la caccia ai siti dei suoi fans in internet, facendoli chiudere.
   Prince pubblica dischi dal 1978: è un chitarrista straordinario, e sa suonare moltissimi altri strumenti con maestria, è un grande arrangiatore, un artista capace di fondere tantissimi generi, e molti hanno tentato (inutilmente) di delinearne un profilo stilistico preciso. Crossover? New Funk? New Power Soul? Difficile a dirsi. Un po' di dance, un po' di pop, rock, soul, funk, jazz, classica, blues, sperimentazione. Prince è tutto questo. Quando ho iniziato ad ascoltarlo sono stato a dir poco spiazzato. Era l'anno di "Emancipation", triplo cd, tre ore di musica di tanti generi, e nel contempo ascoltavo il disco del '92 (symbol), e "Parade". Quest'ultimo, del 1986, l'ho paragonato subito al "Revolver" dei Beatles, un po' per la copertina in bianco e nero, un po' per il suo essere decisamente fuori dal tempo, un'opera praticamente perfetta, in meno di 40 minuti. Un sound attuale, una ispirazione al top, canzoni coinvolgenti, invenzioni melodiche e armoniche decisamente fuori dal comune per un disco "pop". Altri acclamati dischi di Prince (Sign 'O The Times, Lovesexy) non raggiungono l'apice di Parade. Successivamente, per quanto riguarda gli anni '90, ho amato molto il già citato "lovesymbol", album del '92, una vera e propria opera rock che contiene dei gioielli come "The Morning Papers", "Sexy MF", e il precedente album Pop "Diamonds & Pearls", che brilla soprattutto per la title track, un gioiello di canzone che ha fatto storcere il naso più di una volta agli amanti del lato più trasgressivo di questo artista. Secondo me la genialità di esprime anche attraverso la (apparente) semplicità. In questa canzone che sembra così mielosa si nasconde una costruzione formale esemplare. Non dimentichiamoci poi che la canzone immortale universalmente conosciuta di Prince è "Purple Rain"; pochi accordi, semplice melodia...il trionfo della semplicità, quanto basta per rimanere immortalati nella storia della musica, non soltanto rock. Ma è poi così semplice fare una canzone come Purple Rain? Sembra...ma non lo è!
   Altro grande lavoro è stato "The Gold Experience" del 1995, precedente al troppo criticato triplo "Emancipation", che voleva essere la summa del rock e pop anni '90: in molti brani ci è andato vicino. Un po' come si disse per il white album dei Beatles, tolti i pezzi superflui poteva diventare un singolo disco praticamente privo di difetti.
   Nel 1997 è iniziata l'era internet di Prince: si è inaugurata con il triplo "Crystal Ball", che in qualche edizione conteneva anche la perla acustica "The Truth", probabilmente una delle cose migliori del Prince anni '90. Chitarra, basso, qualche effetto di tastiera e poco più, per l'album acustico per eccellenza, davvero molto ispirato. Peccato fosse soltanto per pochi affezionati, dato l'alto costo del cofanetto e la distribuzione scadente.
   Nel 1999 c'è stato il mezzo flop del ritorno alla distribuzione mondiale con l'etichetta Arista per "Rave Unto The Joy Fantastic", mal prodotto e pubblicizzato da un'etichetta molto più coinvolta nel sostenere il ritorno di Santana piuttosto che a sostenere il principe.
   Il presente si chiama "The Rainbow Children", un concept album di ispirazione religiosa che segna il ritorno dell'artista a sonorità essenziali, rock, progressive e funky, prive di orchestrazione, che spesso lo vede alle prese con il piano Rhodes piuttosto che alla chitarra, come non era mai stato. L'ispirazione in molti casi non manca davvero, forse in qualche brano funky tende troppo ad imitare se stesso, ma l'emozione la si sente davvero, soprattutto nell'ultimo brano (la purple rain del 2000, "Last December").
   Ultimissimo capitolo: un disco strumentale, con sonorità molto simili al penultimo disco, intitolato "Xpectation", in vendita solo per i membri del suo club sul web, ma in realtà già completamente scaricabile tramite i programmi P2P.
New direction in music from Prince, è il suo sottotitolo: Jazz, Funky, Fusion per un Prince che si dedica molto al Rhodes.
Brilla anche per la partecipazione al progetto della nota violinista Vanessa Mae e della saxofonista Candy Dulfer. Interessante ma non veramente innovativo, perché è un tipo di musica che gli artisti del settore suonano e ascoltano già da anni.
DA AVERE: PARADE (Warner Bros, 1986)
DA EVITARE: Batman (Warner Bros, 1989)

(Nella foto, le varie copertine dei dischi di prince - ufficiali -)