Quale pianoforte scegliere?

upright pianoQuale pianoforte scegliere? Di tanto in tanto la domanda mi viene posta via email, spesso anche di persona dai genitori degli allievi, e le informazioni in rete sono spesso confuse in proposito. Negli ultimi 10-15 anni il mercato si è notevolmente trasformato, perché una volta non esistevano reali alternative al pianoforte verticale, o “a muro” come preferite. L’arrivo dei Clavinova Yamaha e delle proposte degli altri marchi giapponesi ha reso poi possibile avere in casa strumenti poco ingombranti, versatili, con una discreta tastiera adatta allo studio, e soprattutto con l’enorme vantaggio del poter suonare in cuffia. Comunque, il suono Yamaha, pur presentato come campionamento eseguito con cura, ricavato dalla registrazione di Yamaha a coda da concerto, prima registrati con il sitema AWM, poi AWM2, e infine CF sampling, spesso non compete con la resa di campionamenti di pianoforte disponibili su strumenti VST neppure troppo costosi. Per chi fosse a digiuno di termini tecnici, per “campionamento” intendiamo registrazione digitale del suono reale dello strumento, applicato poi al pianoforte digitale che andremo a suonare. In tutti questi strumenti mancano del tutto delle componenti che contribuiscono a rendere il suono più reale, come ad esempio il rumore dei feltri degli smorzatori delle corde, il rumore del ritorno del martelletto, il rumore stesso del pedale di risonanza, e le armoniche. Il decadimento stesso del suono, quando suoniamo anche solo una singola nota, non è reale perché il suono viene smorzato con largo anticipo. 
Insomma, lo strumento digitale ha pro e contro, io consiglierei di avere sia questo, che ovviamente un acustico. E’ vero che la Yamaha ha pensato anche a questo, unendo le due cose, ma il prezzo secondo me non giustifica completamente lo sforzo (mi riferisco alla serie dei “silent piano”), anche se, per chi non ha troppo spazio, e non ha esigenze di dovere trasportare e avere uno strumento anche per le esigenze live, avere due pianoforti in uno non è cosa da poco. 

Per anni si è discusso sulla bontà degli strumenti giapponesi, ma ormai è consolidato il fatto che si tratta di strumenti di buon livello, a volte anche ottimo, capaci di resistere ad anni di uso intenso. Il binomio Yamaha-Kawai rimane leader del mercato, difficile dirvi cosa preferire, Yamaha ha dalla sua il fatto di proporre ottimi pianoforti “rigenerati” ad un prezzo molto concorrenziale, Kawai ha una tastiera molto agevole, oltre ad un apprezzabile suono, e di recente ha introdotto delle innovazione alle meccaniche utilizzando il carbonio al posto del legno, solo in certe parti, garantendo così una durata maggiore della meccanica senza sostanziali interventi di manutenzione. In molti negozi, accanto ai giapponesi, come proposta europea troverete i Petrof, e l’impressione soprattutto sonora, a confronto con i marchi detti in precedenza, sarà avvertibile subito, un suono più caldo, più ricco sui bassi, con prezzi molto simili, quindi molto concorrenziale. Spesso non viene consigliato per via della meccanica, e per la tastiera che impedisce in certi casi alcuni passaggi complicati. Avendo io un Petrof a mezza coda, di produzione anteriore al 1993, con meccaniche ancora più dure, posso capire sicuramente, anche se sinceramente tutta questa durezza nei modelli recenti non l’ho riscontrata, e secondo me per certi versi il rapporto qualità-prezzo dei Petrof rimane insuperato. Anche per i tedeschi Schimmel vale lo stesso discorso, ottimo suono e cura dell’estetica del mobile, quindi capaci di adattarsi a differenti stili di arredo, ma tastiera dura, direi anche più dei Petrof. 
Negli ultimi anni sono arrivati ovviamente pianoforti made in china, spesso nati come joint venture tra aziende europee o americane che forniscono lo know-how e le tecnologie di base per l’assemblaggio di pianoforti caratterizzati da un buon rapporto tra prezzo e qualità. I marchi sono tanti, personalmente mi è capitato di suonare un piano a coda “Otto Meister”, nato dalla collaborazione tra tedeschi e cinesi, ma ci sono anche i “Carl Steinberg” prodotti secondo la medesima filosofia. Insomma, non lasciatevi ingannare dal nome europeo, ovviamente gioca a favore del produttore, è inevitabile che come tutto ciò che ci circonda, e tutto quello di cui amiamo circondarci, il fatto che al 90% sia tutto di assemblaggio cinese non deve più stupirci, e neppure il mercato del pianoforte è esente da questa legge del commercio. Lasciatevi comunque consigliare da chi i pianoforti li vende, come ho sentito dire, e condivido, meglio avere dei pianoforti cosiddetti “entry level” anche assemblati in cina, piuttosto che dei modelli base dell’assortimento digitale di Yamaha o Kawai.
Un’ultima raccomandazione riguarda offerte stracciate su marchi prestigiosi, a coda o mezzacoda, di strumenti di cinquanta o più anni: in questi casi considerate che un piano verticale ha una durata di vita superiore al coda, quindi questi pianoforti avranno quasi certamente problemi di accordatura o necessità di dispendiosi interventi su tutta la meccanica. Se però si cerca un elemento di arredo piuttosto che un pianoforte efficiente in tutte le sue componenti, allora solo per la cura estetica con cui venivano realizzati un tempo può valere la spesa.

Gigi scrive:

Ciao, ho letto il tuo articolo e vorrei dire la mia giusto per capire certe affermazioni. Ho provato molti pianoforti tra cui anche il Petrof e lo Schimmel. Questi ultimi in particolare il Petrof che ho provato anche nella versione grancoda ha un suono pessimo ed una tastiera dura e non agevole. Non capisco come tu possa parlare di ottimo suono!!! Direi che non hanno una reputazione di modelli “top” come Steinway o Bosendorfer. Piuttosto si tratta di fascia molto bassa. La parola ottimo si usa per i pianoforti al top di gamma almeno stando al dizionario. Anche il mobile non ha certo lavorazioni di pregio . Ció non toglie che tu possa sostenere che Petrof e Schimmel siano ottimi; in tal caso io posso sostenere che Steinway sia pessimo ed anzi Petrof sia se non il migliore uno fra i migliori! per la gioia di quei poveri lettori che non sono esperti in materia. Forse faresti meglio a parlare dei motivi(tecniche di costruzione e materiali) che rendono un pianoforte ottimo ed a evitare di citare case come se appartenessero al “Ghota” dei piano.
17/07/14 00:52:30

nicola scrive:

@Gigi, grazie per il contributo. Capisco le tue osservazioni, ed in merito alla durezza della tastiera Petrof come hai letto non ho omesso di farla notare. Detto questo, le mie osservazioni partono da una valutazione del rapporto prezzo-qualità. Ovvio che il cosiddetto “gotha” dei pianoforti è occupato da Steinway, Fazioli e Bosendorfer (più ovviamente Yamaha), ma questo mio breve post voleva essere soprattutto una guida per chi inizia e chi deve fare un primo investimento su un pianoforte senza spendere cifre esorbitanti. E’ per tutti chiaro che potendosi permettere di avere in casa un gioiello come uno Steinway o un Bosendorfer si va sul sicuro, ma essendo il mercato stato invaso da tanti pianoforti cinesi con un nome “europeo” almeno una guida in questo senso non guasta. La stessa Steinway ha introdotto il marchio “Boston”, fabbricato in oriente, per crearsi una parte di mercato ma confesso di non avere ancora avuto l’occasione di provarlo.
17/07/14 15:24:52

4 Comments:

  1. Vorrei rispondere alle tue osservazioni senza alcuna polemica. Molto semplicemente dopo aver provato il Petrof piú volte ritengo abbia un suono pessimo come del resto la meccanica che ha una risposta imprecisa e lenta non solo dura. Quanto ai marchi cinesi sono marche che offrono scarsa qualitá ma nella media li reputo meglio dei Petrof. Quanto al Boston l’ho provato é suona male oltre ad avere una meccanica non all’altezza dei marchi giapponesi.
    Come vedi non bisogna andare a scomodare Steinway o Bosendorfer ( che non é ritenuto dai piú all’altezza dei suoi concorrenti). Non credo ci siano molte alternative ai piano giapponesi. Ci sono marchi interessanti ma che hanno prezzi alti che si avvicinano alla Steinway, ma di cui si sa poco perché spazzati dai top piano. Questa é la mia opinione confermata anche dai prezzi ( piú alti per i piano migliori) ma soprattutto dal mercato. Conosco bene il Petrof per averci suonato piú di una volta e non credo possa definirsi nemmeno buono.
    Certi piano si vendono perché la gente non conosce il prodotto e/o vuole spendere il meno possibile. Definire ottimi certi piani di fascia molto basso credo sia deviante per il lettore non esperto.
    Non so come tu possa sostenere che questo tipo di piani siano ottimi o solamente buoni, a meno di non avere un contratto di sponsor.
    Spero che nessun aspirante pianista debba mai suonare su pianoforti di scarso livello. Termino con un paragone. Non é necessario guidare un Ferrari né un Mercedes, ma sostenere che la Kia o la Daewoo o altre marche di fascia bassa siano ottimi prodotti mi sembra e dico mi sembra un tantino folle!!!

    • nicola morali

      Salve Gigi, come vedi è il secondo commento che mi mandi in merito, e ribadisco quanto avevo scritto in precedenza, le mie valutazioni, tra l’altro sostenute anche da tanti colleghi, si basano sul rapporto qualità prezzo dello strumento. Ovvio che i nomi altisonanti sono in cima alla classifica ma sono inaccessibili ai più. Aggiungo inoltre, che (purtroppo) non ho alcun interesse o sponsorizzazione da difendere nel parlare bene di una marca piuttosto di un’altra. Sono opinioni del tutto personali, così come può essere benissimo che alla prova del tempo, sotto un duro sforzo, una meccanica Yamaha o Kawai resistano meglio di un Petrof o altri marchi europei, e se qualcuno ha da dire il suo parere in merito è benvenuto.

    • In realta’ il paragone con le auto regge poco, perché oggi si hanno risultati notevoli con autovetture fino a ieri giudicate modeste.
      Certo che una Lamborghini e’ eccezionale, ma una Passat e’ comunque ottima, grazie alla tecnologia distribuita.
      E per i pianoforti vale certamente lo stesso discorso: lo “scarso” di un tempo e’, grazie alla tecnologia, il “buono” di adesso.
      Senza contare il fatto che i Petrof provati possano essere rovinati: io ne conosco uno dal suono veramente ottimo.

  2. Ciao,
    Vedo che questo è un post molto vecchio, ma spero sia ancora aperto.
    Sono proprietario di un Piano Petrof del 1971, tenuto benissimo, con mio immenso dispiacere, appena messo in vendita.
    Cercando un po’ di informazioni sulla storia di questo marchio, mi sono imbattuto sul tuo post, e soprattutto sulle risposte, che mi hanno fatto tornare indietro con la memoria a quando ero ragazzino, e svariati personaggi, tra cui anche un accordatore denigravano il mio bel Petrof.
    Poi, quando riuscivo a convincerli a venire a casa a provarlo, andavano via con le loro convinzioni a pezzi.
    Precisione della meccanica, durezza della tastiera per niente eccessiva, suono ricco, bello e potente, un bel pianoforte insomma, che invecchia benissimo.
    Soprattutto rimanevano esterrefatti dall’estensione della gamma dinamica e dal calore del suono. L’accordatore, ha anche cercato di comprarmelo per diversi anni…
    Mi sono sempre chiesto però il motivo di una percezione non ottimale della qualità di questo marchio: forse Petrof ha prodotto anche modelli non all’altezza, o ha avuto serie economiche o fallate?
    Ad ogni modo, ricordo di aver assistito a interviste a diversi artisti (mi ricordo specialmente di Carosone e Claiderman) che si dicevano entusiasti della sonorità del piano; evidentemente ci sono anche estimatori del marchio…

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