26/01/12: La mia didattica: esperienze personali
Credo che abbiate già letto che ho scritto e continuo a scrivere brani pensati per la didattica pianistica, già presenti nella sezione spartiti, e ne approfitto per dire che molti altri a breve troveranno uno spazio apposito che ho intenzione di creare per colmare certi vuoti tuttora presenti nell'offerta per chi insegna, a conferma del fatto che la didattica, la costante ricerca di brani idonei a ciascun studente, e spesso la realizzazione esclusiva di brani appositamente per l'uno a l'altro allievo, sono parte del mio impegno quotidiano. Infatti, ben lungi dall'accontentarmi della seppur vasta possibilità di scelta tra i testi a disposizione, sento sempre la mancanza di qualcosa, soprattutto di creare maggiori stimoli ed evitare di annoiare gli allievi con tappe che possono saltare, tenuto conto che la maggior parte di questi non aspirano di certo a diventare pianisti di stampo classico, insomma tutta una serie di libri e studi pesanti che possono forse affrontare in un secondo momento, una volta che avranno le idee più chiare. È certo che tutti passano varie fasi, possono anche rivelare un interesse per i temi classici ma ben presto verranno trainati dalle amicizie verso altri stili musicali, e io non ho di certo intenzione di censurare o sconsigliare questo o quel genere, ma cerco soprattutto di fornire gli strumenti più idonei per potersi poi destreggiare con il genere che interessa suonare. In realtà non credo esista un solo libro adatto allo scopo, ma una moltitudine di testi o brani estrapolati qua e là tali da poter fornire un ampio ventaglio e bagaglio di brani sia tecnici che divertenti, sia per i giovanissimi che per quelli meno giovani. Se per esempio nei metodi Bastien ho notato un eccessivo precorrere i tempi nell'affrontare gli accordi di tre note con la mano sinistra - questo anche nella versione per i pianisti adulti - ho trovato invece più proficuo il metodo francese Hervè et Pouillard, che però rimane di impostazione classica. un po' datato e troppo americano nei suoi contenuti musicali è invece il metodo J.Thompson, tradotto anche in italiano, che però ha qualche brano divertente soprattutto per i giovanissimi. Una collezione di brevi brani sempre molto indicata per chi inizia è sicuramente The Joy of the first Year piano, un best seller i cui brani quasi tutti coloro che sono alle prime armi hanno sempre suonato con piacere. Che dire dei "vecchi" metodi? Il tanto odiato Beyer da certi insegnanti vecchia scuola è ancora utilizzato come punto di partenza, ma come ho sempre detto a tutti quelli con cui ho avuto modo di discutere di didattica, il problema è che affronta la chiave di basso troppo avanti (addirittura all'esercizio 61!), le armonie sono ripetitive e i contenuti musicali di conseguenza piuttosto poveri, gli allievi non ne hanno mai un buon ricordo e lo trovano assai noioso. Ho invece sempre consigliato, e in parte usato, il suo antagonista Leber & Stark, molto più ricco di contenuti musicali gradevoli anche all'orecchio, che si può considerare sicuramente più completo di molti altri (e tra quelli da me citati sicuramente il più complesso). Tra l'altro è stato il metodo su cui iniziai gli studi, infatti intelligentemente il mio insegnante non usava il Beyer a differenza di tutti gli altri colleghi!
25/01/12: dove conservare la memoria?
Mi lascio andare a qualche riflessione sulla tecnologia e a quanto ha cambiato il modo in cui conserviamo gran parte dei nostri ricordi. Senza dubbio nel nostro tempo c'è stato un vertiginoso incremento del ricorso alla conservazione della "memoria" della nostra vita, in ogni aspetto, non soltanto nel recente e invadente "diario" di Facebook, ma grazie a tutti i messaggi che inviamo, riceviamo, così come con tutte le foto che scattiamo, i video che conserviamo, la musica i film e qualsivoglia contenuto che in maniera quasi compulsiva si è soliti scaricare dalla rete. Esponenzialmente così come la capacità dei supporti per memorizzare che a quanto pare raddoppia ogni cinque anni, ci circondiamo di una valanga di dati, anche poco importanti ma a cui ci affezioniamo, che sono anche terribilmente fragili, provare per credere! In particolare gli hard disk, che con molta disinvoltura eleggiamo a sicuri contenitori spesso destinati a conservare dati importanti come nostra unica copia, si dimostrano ancora inaffidabili, basta infatti un urto un po' più forte del dovuto, una distrazione, e tutto può andare irrimediabilmente perduto. Per non parlare dei supporti masterizzati, passati quasi di moda per via della scomodità, ma a conti fatti forse più sicuri di un hard disk,dato che resistono anche cadendo a terra, ma non danno garanzie particolari dopo una vita di dieci anni circa, tra l'altro anche se conservati al sicuro e mai sfiorati. In realtà, non sappiamo ancora bene questi supporti che vita reale possono avere, essendo relativamente nuovi, ma il problema più evidente è che molte cose che utilizziamo sono legate a standard di collegamento, che siano sata, usb, hdmi, tanto per fare un esempio, che rappresentano il presente ma che verosimilmente tra 10 o 20 anni saranno rimpiazzate da altri sistemi di connessione. Quindi la memoria che lasciamo per chi verrà dopo di noi non rischierà sicuramente di ingiallire dimenticata in un cassetto, ma forse, e questo è peggio, sarà resa inaccessibile dalla inesorabile avanzata tecnologica che impedisce dopo poco tempo di poter accedere ai supporti su cui memorizziamo tutti i ricordi.31/10/11: Kapustin, from Ucraina with Jazz
Nell'ambito della musica per solo piano di carattere contemporaneo (per come io intendo il termine) non posso esimermi dallo scrivere a proposito del grande Nikolai Kapustin, musicista ucraino classe 1937, un pianista di solida formazione classica e innamorato del jazz, che nella sua musica scritta secondo canoni e forme classiche (Sonate, Suites, Studi) riesce a inserire stilemi e linguaggio tendenzialmente inusuali al fatto di essere scritti. In sostanza, Kapustin rende disponibile soprattutto ai pianisti di estrazione classica acerbi in tale linguaggio, possibilmente "virtuosi" per via della difficoltà delle sue composizioni, un repertorio di brani marcatamente jazzistici, che sono integralmente scritti in questo stile o contengono episodi che sembrebbero essere consuete parti improvvisate degli standard jazz, o vere e proprie libere improvvisazioni. Come anche la pagina biografica sull'autore sottolinea, Kapustin non si ritiene un vero improvvisatore ma nella sua scrittura cerca di affinare l'improvvisazione cercando di renderla al meglio, una sorta di improvvisazione pensata che forse toglie spontaneità e snatura il concetto proprio di improvvisazione. Ma in fondo questo discorso apre diversi interrogativi e riflessioni, perché è pur vero che gran parte del repertorio scritto altro non è che l'affinamento di quelle che in origine erano improvvisazioni, alcune grandi pagine del passato chiamate appunto "Improvvisi", ricordando quindi Schubert e Chopin, erano pagine create in modo più o meno estemporaneo e poi fissate su carta, resta poi da vedere se appunto questo avvenne con un'ottica il più possibile mirata alla perfezione stilistica o invece con l'intento di preservare l'intenzione iniziale al momento della prima ispirazione. Il jazz nacque invece in quanto forma musicale non scritta, puramente supportata dalla nascente industria fonografica e discografica, è ovvio che poi con l'avanzare del tempo si sia arrivati a questi approcci in qualche modo contrastanti, ma è pur vero che come sempre, la musica scritta si preserva e viene perpetuata dagli esecutori, il mondo classico non ha grandi possibilità di esprimersi con questo linguaggio a lungo sottovalutato dalla tradizione europea, e quindi le pagine di autori come Kapustin ben vengano, anche se purtroppo ancora poco note ed eseguite. Personalmente, alcune sue pagine le apprezzo molto e sono state davvero una piacevole scoperta.
Come ascolto posso consigliare il bel cd di Marc-Andrè Hamelin "Nikolai Kapustin: Piano music", mentre su YouTube potrete trovare, almeno al momento in cui scrivo queste righe, un paio di composizioni eseguite direttamente dall'autore, e altre belle esecuzioni, come ad esempio questa "Toccatina op.40", una delle sue composizioni più note, eseguite da Shan-Shan Sun.
23/10/11: Nocturne 2, Faurè
L'audio che potete ascoltare (cliccando sul play di questo player) è tratto da una vecchia registrazione del 1996 fatta su cassetta, realizzata al puro scopo di verificare l'efficacia di una mia esecuzione del secondo notturno di Gabriel Faurè che ho studiato a lungo nella prima metà di quell'anno e che dovevo eseguire in un concerto. Ero un po' restio a pubblicarla per via della qualità non in linea con le mie altre registrazioni, ho cercato di migliorare il suono il più possibile, e tutto sommato valutando quello che si può ascoltare su YouTube non penso che sfiguri così tanto, facciamo finta che sia ben più vecchia di quello che effettivamente è. A questo punto mi fa piacere comunque condividerla con gli amanti del genere, e al di là degli aspetti puramente sonori, sperando di avere reso giustizia a suo tempo al compositore francese nella mia esecuzione sicuramente non impeccabile (tra l'altro senza correzioni o tagli), si tratta di una pagina pianistica molto bella, poco frequentata e da riscoprire.
Nel caso non funzionasse il player per questioni tecniche, la pagina completa con il link al file mp3 è: http://jumbofiles.com/48ixerod5ele
Alla luce dell'esperienza di ore di lavoro spese sulle non poche trascrizioni che mi sono state richieste nel corso dell'ultimo anno, volevo tornare sull'argomento e in qualche modo integrare il mio precedente post in proposito.
Le trascrizioni su cui ho lavorato e chi mi avete commissionato sono state molto variegate, da Sakamoto & Morelenbaum ai Race Against The Machine, Avishai Cohen, passando per Danilo Rea, Gianni Giudici, la colonna sonora di Amici Miei per finire con le complicate trascrizioni per Big Band del repertorio di Dinah Washington, impegno quest'ultimo molto complesso,su cui sono tuttora al lavoro, e molto grato a chi mi ha accordato fiducia in questa ambiziosa operazione.
Come sa ciascuna delle persone che mi ha commissionato le trascrizioni, il mio principio è che il diretto proprietario dell'opera richiesta è il committente, oltre di certo al compositore i cui diritti sono tutelati. Ovviamente gli spartiti che mi sono richiesti non esistono, il mio lavoro quindi non è in contrasto con iniziative editoriali, le somme che richiedo vanno a coprire i miei costi e le mie ore di lavoro, senza troppo lucro. (continua)
23/09/10: Quale pianoforte scegliere
Quale pianoforte scegliere? Di tanto in tanto la domanda mi viene posta via email, spesso anche di persona dai genitori degli allievi, e le informazioni in rete sono spesso confuse in proposito. Negli ultimi 10-15 anni il mercato si è notevolmente trasformato, perché una volta non esistevano reali alternative al pianoforte verticale, o "a muro" come preferite. L'arrivo dei Clavinova Yamaha e delle proposte degli altri marchi giapponesi ha reso poi possibile avere in casa strumenti poco ingombranti, versatili, con una discreta tastiera adatta allo studio, e soprattutto con l'enorme vantaggio del poter suonare in cuffia. Comunque, il suono Yamaha, pur presentato come campionamento eseguito con cura, ricavato dalla registrazione di Yamaha a coda da concerto, prima registrati con il sitema AWM, poi AWM2, e infine CF sampling, spesso non compete con la resa di campionamenti di pianoforte disponibili su strumenti VST neppure troppo costosi. Per chi fosse a digiuno di termini tecnici, per "campionamento" intendiamo registrazione digitale del suono reale dello strumento, applicato poi al pianoforte digitale che andremo a suonare. In tutti questi strumenti mancano del tutto delle componenti che contribuiscono a rendere il suono più reale, come ad esempio il rumore dei feltri degli smorzatori delle corde, il rumore del ritorno del martelletto, il rumore stesso del pedale di risonanza, e le armoniche. Il decadimento stesso del suono, quando suoniamo anche solo una singola nota, non è reale perché il suono viene smorzato con largo anticipo.
Insomma, lo strumento digitale ha pro e contro, io consiglierei di avere sia questo, che ovviamente un acustico. E' vero che la Yamaha ha pensato anche a questo, unendo le due cose, ma il prezzo secondo me non giustifica completamente lo sforzo (mi riferisco alla serie dei "silent piano"), anche se, per chi non ha troppo spazio, e non ha esigenze di dovere trasportare e avere uno strumento anche per le esigenze live, avere due pianoforti in uno non è cosa da poco.
Quando ho un più tempo del solito mi dedico alle risposte alle svariate email, parto da quelle mediamente recenti e di tanto in tanto mi accorgo di averne accantonate nei mesi scorsi, magari quelle con le richieste più complesse o alle quali era necessario dedicare diversi minuti per rispondere. Non penso sia accaduto molte volte, ma mi scuso se in qualche caso non ho risposto, state certi che se è avvenuto era perché non potevo accontentare la richiesta, sia su miei spartiti che su quelli di altri. Chi non avesse ricevuto una mia risposta per questi disguidi mi può riscrivere e come sempre spero di poter accontentare le sue richieste.
Un discorso più delicato andrebbe fatto per gli spartiti confezionati su misura, sulla vostra richiesta di trascrizioni che mi piacerebbe tanto accontentare, ma qui devo dirvi che bisognerebbe stabilire un tariffario, cosa che ho cercato di fare non senza difficoltà, quantificando in termini orari l'impegno, su una tariffa media di € 15,00 per pagina di media difficoltà. Un brano pianistico molto complesso può richiedere anche 20 ore di lavoro per ricavarne uno spartito di 6/8 pagine. Brani più semplici di 2/3 pagine si aggirano sulle 4/5 ore di lavoro. Il lavoro si svolge col piano elettrico collegato via midi al computer e al programma di scrittura, quindi tecnicamente con il sistema più veloce possibile per l'immissione delle note. Vi ricordo sempre che il lavoro avviene "ad orecchio", senza programmi automatici di riconoscimento delle note (sul genere "Dital-Ear"). Tutto questo per dirvi che molti brani li ho fatti per passione, altri per didattica, mentre le nuove richieste che mi vengono poste, laddove non sussistono queste condizioni sono disponibile a realizzarle con questo contributo economico, sia per spartiti scritti per le due mani, sia per quelli con linea melodica e accordi. Recentemente altri siti hanno pensato di offrire questo servizio, voi poi potete valutare la qualità della mia attuale offerta di musica scritta (la mia e quella di altri) e decidere a chi rivolgervi. Ovviamente, gli spartiti commissionati saranno di proprietà del committente e non saranno poi distribuiti nuovamente attraverso il mio sito. Che altro dire? Se avete richieste particolari e siete disponibili al piccolo contributo, contattatemi.
Vi ritorno a parlare di Aziza Mustafa Zadeh, perché la scorsa settimana c'è stata la grande possibilità di rivederla finalmente in concerto in Italia, dove mancava dal 2004, ma sembrava quasi la prima volta, sia perché erroneamente indicato dagli organizzatori nel presentare il concerto, ma anche per le tante persone incuriosite accorse per l'occasione, per l'eco data all'evento anche dal servizio del tg3, che ha quasi fatto sembrare il concerto un vero esordio per la platea italiana. Ero un po' scettico per le dimensioni del teatro, ma tutto sommato l'atmosfera intima, il fascino del luogo più volte sottolineato dalla stessa Aziza, la sua bravura e la qualità del suono, hanno contribuito a regalarci una grande emozione.
E così, mentre gran parte del pubblico italiano aveva da poco affollato i teatri per Sakamoto -tranne il sottoscritto che pur avendolo nella propria città ha perso l'occasione di trovare un biglietto in posizione decente- non mi sono però lasciato sfuggire l'occasione di andare a sentire e finalmente (quasi inaspettatamente) conoscere la mia pianista preferita. Il concerto si è basato sul materiale degli ultimi due album più qualche inedito, ma sempre nella medesima direzione musicale, un stile pianistico contemporaneo permeato dalle influenze della musica popolare azera, ma con sempre più radicate basi centro-europee, Da Bach al tardo romanticismo, più l'esecuzione di alcune arie d'opera, anche in italiano, rivisitate da Aziza. Chi si aspettava qualcosa di più Jazz, più vicino ai suoi primi lavori, dovrà aspettare altri momenti, anche perché giustamente la cornice e la rassegna erano più adatti a questo discorso musicale, che sembra essere ora quello più consono alla pianista. Ne ho già tessute le lodi in altri miei articoli, ho trascritto e suono alcuni suoi pezzi, certo vederla la prima volta dal vivo, vedere la sua eleganza alla tastiera, la sua sfavillante tecnica non solo sullo strumento ma anche alla voce è stata una emozione che porterò a lungo nei miei ricordi più belli.
Ma, bellezza del concerto a parte, è stato il seguito ad essere una grossa sorpresa ed ancora più emozionante, se possibile.
Approfitto del Blog per segnalare che, sempre spinto dalle numerose richieste, ho aggiunto un'altra trascrizione-adattamento dalle celebri musiche scritte da Fiorenzo Carpi per quel capolavoro della televisione italiana che fu il "Pinocchio" del 1972 di Comencini. Tra l'altro, proprio in questi giorni va in onda la nuova versione con un cast internazionale, che ha lasciato perplessi molti, pur avendo avuto un buonissimo share. E' ovvio che gran parte delle perplessità riguardano il confronto con la colonna sonora dell'epoca, difficilmente superabile. Se mi avessero proposto, o mi proponessero in futuro di musicare un qualsiasi Pinocchio, penso che mi metterei le mani nei capelli, quando ci si deve confrontare con un'opera del passato, tra l'altro così ben riuscita e tanto radicata nella memoria delle persone, il compito si fa davvero difficile per chiunque.
Comunque sia, se per il tema iniziale mi ero basato sulla versione che potete vedere su YouTube cliccando QUI, e il cui spartito lo potete scaricare dai link a fondo articolo, per il tema di Geppetto per ora mi sono basato sulla versione pianistica proposta dal pianista il cui pseudonimo è Framaulo, pubblicata sempre su YouTube a questo LINK. Per chi ha il disco della colonna sonora o ricorda le versioni usate nel film, una è veloce, con il tema affidato alla fisarmonica (Geppetto in allegria), una seconda è invece lenta con il tema affidato alla chitarra classica (Geppetto con malinconia). Questa versione per pianoforte è una buona sintesi delle due versioni. l'interprete del video ha scritto pubblicamente di non avere uno spartito della sua versione, spero non si offenda se l'ho voluto realizzare io.
AGGIORNAMENTO! Come promesso, ho realizzato l'arrangiamento per pianoforte anche dell'altro, e forse più famoso tema della colonna sonora, la "canzone di Pinocchio" nota anche come "Birichinata". Oltre allo spartito potete anche scaricare il file mp3 che contiene la sequenza audio direttamente ricavata dallo spartito, cliccando QUI
tema di Geppetto - piano solo (Fiorenzo Carpi) - spartito pdf
"Lucignolo" - sigla iniziale da "Pinocchio" (Fiorenzo Carpi) - spartito pdf
"Pinocchio: birichinata e viaggio in groppa al tonno" (Fiorenzo Carpi) - spartito pdf
04/11/09: chi più scarica, più compera...o no?
E' notizia di questi giorni, sulla base di una ricerca svolta in Inghilterra da parte di un importante studio di ricerca,che i pirati più o meno assidui del web, coloro che in sostanza scaricano maggiormente musica illegale, sono anche coloro che in definitiva comperano maggiormente musica attraverso i canali legali, che si tratti di download o nei convenzionali (finché esisteranno) negozi del settore. In realtà dando un'occhiata all'articolo del Guardian si legge che gli intervistati sono disposti a comperare purché il prezzo sia giusto. Insomma, cosa ci sarà mai di nuovo in questi sondaggi e articoli? Queste cose si sono già dette. Chi è stato cliente della musica nei tempi d'oro, quando c'erano i negozi veri, forniti, quando le alternative erano davvero poche, e l'unica pirateria possibile era una musicassetta registrata, possibilmente al cromo, da vinile o cd, era davvero meglio per tutti. Questo tipo di cliente, ora, è assai spaesato, intanto perché i pochi negozi privilegiano solo le ultime novità, poche discografie ragionate e approfondite, difficoltà nel reperire cose poco commerciali. Classica e Jazz, i generi meno venduti, posti ai margini e in poche colonne di espositori. Quando invece in rete è possibile trovare ogni cosa, soprattutto quei cd che nei negozi non vedi e mai vedrai, difficile resistere alla tentazione. Ma non c'è bisogno in fondo di educare o punire i 30-40enni che se hanno comperato musica continuano a farlo anche ora (ma conosco molte eccezioni in negativo), pur tra mille difficoltà. E' ai ventenni, alla download-generation, che bisogna insegnare il valore del prodotto musicale, perché sono proprio loro che se non imparano ora a comperare, ad essere sensibili e rispettare il lavoro altrui, difficilmente lo faranno dopo. Il controsenso è che si tratta della fascia d'età che è il target principale del mercato discografico, non a caso invaso da artisti o pseudo tali che a loro si rivolgono, sperando di andare incontro ai loro gusti, e portafogli! Il punto è che con la prossima fine di ogni supporto fisico, che simboleggia in proporzione proprio il valore dell'opera che veicola, sarà difficile a questi giovanissimi far capire che investire qualche somma è necessario. Mah, io non mi sento per nulla vecchio o lontano dalle idee o gusti di molti giovanissimi, ma ricordo ancora i miei primi anni '80, quel mettere da parte le 10 mila lire o poco più necessarie per comperarmi gli lp che erano compagni di ascolti appassionati, legati a tanti ricordi, anche ai negozi stessi in cui li comperai, molti dei quali scomparsi. Può forse dare la stessa emozione un'acquisto con carta di credito e relativo download da Itunes?
06/10/09: Nuove uscite per solo piano
Ottobre 2009, con l'arrivo dell'autunno arrivano sul mercato due interessanti uscite discografiche ad opera di un paio di artisti molto diversi ma di indiscutibile riferimento per lo strumento pianoforte: Keith Jarrett e Ryiuchi Sakamoto. Il pianista americano esce con ben 3 cd in una volta, con un'opera intitolata "Paris/London: testament", un titolo piuttosto enigmatico che non si capisce se voglia lasciar presagire che si tratti dell'ultimo tassello che Jarrett intende incastonare nella sua ben nutrita discografia dedicata ai concerti di musica improvvisata al pianoforte. Una uscita speciale che celebra anche i 40 anni della storica etichetta ECM, e che nel comunicato di presentazione tende bene a sottolineare quanto questo nuovo Jarrett si ponga come uno dei migliori lavori per solo piano, al pari dei concerti di Vienna, dei Sun Bears e ovviamente di quello di Colonia. Difficile a dirsi, difficile capire quanto Jarrett possa aggiungere a quanto già detto, soprattutto da lui stesso. Forse la forma più controllata dei brani, una misura più contenuta della musica, come già iniziato nel precedente "Radiance" può giovare alla fruibilità dell'opera. Per il momento possiamo ascoltare qualche minuto di ciascuna traccia sul sito della Universal, cliccando QUI.
Ryuichi Sakamoto fa uscire in Europa, in concomitanza con il suo tour per solo piano nei teatri, un nuovo disco intitolato "Playing the piano", di cui si può avere notizia sul suo sito ufficiale, a questa pagina. In realtà si tratta di una compilation di brani tratti da precedenti lavori, tra cui dei veri e proprio classici del suo repertorio, con l'aggiunta di due inediti. E' sempre più difficile trovare i lavori di Sakamoto nei nostri negozi, per il momento non c'è una preview di questo nuovo lavoro ma sicuramente ne riparleremo più avanti, dopo avere avuto modo di valutare l'eco dei suoi concerti italiani.
23/09/09: Una rinascita nostrana del pianoforte
26/02/09: PianoMen, i migliori di che?
Non bastava che L'espresso avesse proposto al pubblico una strana collana dedicata ai pianisti italiani di Jazz qualche tempo fa inserendoci pure Allevi, che ecco arrivare Panorama a creare confusione nella mente dell'italiano carente di cultura della musica pianistica contemporanea. Strana cozzaglia di cose, davvero, questa proposta dal poco competente ideatore della collana "PianoMen - semplicemente i migliori", nelle edicole da Febbraio 2009. Viene proposto "Joy" di Giovanni Allevi, sull'onda del grande successo del pianista marchigiano, seguito dal "Carioca" di Bollani, poi "Divenire" di Ludovico Einaudi, e poi, inspiegabilmente si propongono album stranieri come "Night and Day" di Joe Jackson e "Illustrated Musical Encyclopedia" di Sakamoto. Va benissimo chiudere la collana con "The Piano" di Nyman, ma mi chiedo davvero cosa c'entri soprattutto Joe Jackson. Tanto valeva allora metterci "Piano Man" di Billy Joel, il folgorante esordio di Jamie Cullum, Peter Cincotti e perché no allora qualche album di Diana Krall. Ah, dimenticavo, è una collana al maschile, a quando le PianoWomen?
Il link esatto del film, salvo modifiche da parte di Yalp è questo.
È in buona qualità video e anche audio stereo, anche se la prima impressione è che proprio l'audio delle musiche al piano non sia perfetta, spero soltanto per un errore di conversione in formato per il web.


