Il problema (o la sfortuna) del pianista

Chi mi segue su questo sito ascolta prevalentemente le musiche pianistiche che vi pubblico, chi mi vede in concerto o su YouTube sa che per ragioni pratiche anche le musiche prettamente pianistiche sono obbligato a suonarle sul mio Yamaha P-90, talvolta dal vivo anche con l’ausilio del Laptop di cui sfrutto i campionamenti di pianoforte che preferisco e che reputo migliori di quelli inclusi nello stage piano Yamaha, ma il vero problema rimane quello del feeling con lo strumento, che fatico davvero a raggiungere. Il perché deriva da una serie di fattori, da come percepisco il suono, da come risponde la tastiera in rapporto al volume che ne scaturisce (cosa che non è mai equilibrata), dal fatto che la tastiera oscilla, al contrario dello strumento vero, quando è appoggiata sul supporto metallico. Questo purtroppo dipende anche dal mio modello di stage piano che non dispone di un mobile che ne garantisca almeno la stabilità, ed è davvero odioso vedere oscillare la tastiera quando si eseguono certi passaggi. Possono sembrare sciocchezze, ma obbiettivamente la qualità di quello che riesco a fare sul piano elettrico è di gran lunga inferiore, anche come inventiva, pura ispirazione, rispetto alla moltitudine di idee che scaturiscono sul mio piano a mezza-coda.
È in generale il problema che affligge da sempre il pianista, tanto più quando un pianista (o generalmente tastierista che deve coprire una certa gamma di suoni) deve necessariamente essere versatile e non può di certo pretendere il pianoforte a coda ovunque vada, cosa che non è sempre l’opzione migliore, dato che nella mia esperienza mi sono capitati molto spesso pianoforti malmessi o male accordati. Oltre a tutto questo, con l’attuale politica del taglio dei costi, gli organizzatori di concerti cercano sempre di evitare il noleggio del pianoforte, a meno che non si tratti di rassegne prettamente di musica classica. Facile comprendere quindi l’apparente vezzo di molti pianisti, per l’appunto classici, che andavano in tournèe con il proprio pianoforte, per ricreare sul palcoscenico le condizioni ideali, o alcuni che chiedevano, in certi casi, uno Steinway nuovo di fabbrica come condizione necessaria per la propria esibizione. Ma è proprio così, credetemi: quando passi tante ore con il tuo strumento, si crea qualcosa di particolare, e il feeling tra un musicista e il proprio strumento raggiunge questi livelli particolari solo quando si parla di strumenti acustici, perché in fondo ogni strumento acustico, costruito artigianalmente, seppure in serie, ha qualcosa che lo contraddistingue da ogni altro, e non c’è niente di meglio che avere il vantaggio di poter fare un concerto con il proprio strumento.
Insomma, diciamolo in modo chiaro, tutti gli altri strumentisti riescono sempre a suonare il proprio strumento ovunque, il pianista no! Questo anche per ribadire anche, se ce ne fosse bisogno, che nessun strumento elettronico può arrivare ai livelli di un vero pianoforte. La cosa, a qualsiasi chitarrista, bassista, saxofonista (e potremmo nominare ogni strumento facilmente trasportabile) può sembrare banale, ma per quanto riguarda il pianista, possiamo affermare che suona probabilmente lo strumento più bello del mondo, ma anche il più sfortunato, proprio per questo “piccolo” particolare.

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